Documenti: sul Brasile/MST Movimento Sem Terra
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Intervista con Gerardo Fontes
Sindaco di Itamarajù (Bahia - Brasile)

Agosto 2000, Luca Gazzola
(dell'Associazione Ya Basta del Veneto)

Gerardo Fontes, lavora nella direzione nazionale dell'MST (Movimento dei Lavoratori Rurali 'Sem Terra') dello Stato di Bahia ed è responsabile della formazione politica. Attualmente lavora anche nella direzione federale, a San Paolo, oltre che nel settore della formazione politica anche nel settore delle relazioni internazionali del movimento.

D: Per iniziare, puoi farci un quadro storico delle lotte per la terra in Brasile?
R: Bisognerebbe risalire indietro di 400 o 500 anni... a partire dal golpe militare del 1964 fino al 1975, la lotta per la terra è rimasta un po' in secondo piano, a causa della repressione. Il governo militare riusci' a chiudere ogni spazio di azione alle organizzazioni contadine che, durante gli anni '50 e i primi '60, erano forti qui in Brasile, in particolare nella regione del nord-est e conosciute come le 'Ligas Camponesas'. Nel 1975 si organizzò dentro alla Chiesa Cattolica la Commissione Pastorale per la Terra (CPT) a partire da delle lotte molto specifiche, come per esempio quella dei 'posseiros' (persone che lavorano la terra ma non hanno il titolo legale di proprietà), oppure la lotta dei lavoratori rurali, per ragioni salariali. In questo modo la CPT iniziò a fare un lavoro di organizzazione dei contadini, in un momento storico in cui tutta la società brasiliana era in movimento, pensiamo per esempio alla nascita di un nuovo sindacalismo autonomo alla fine degli anni '70 e a tutti i movimenti di quegli anni. Da queste esperienze della CPT e nel contesto di trasformazione sociale e politica più generale, agli inizi degli anni '80 inizia ad organizzarsi il movimento dei 'Sem Terra' con la lotta specifica per l'accesso alla terra.

D: Quali sono stati i contatti che avete iniziato in quel periodo con gruppi e movimenti a livello internazionale?
R: Quando il movimento è nato, nel 1984, qui in Brasile c'era una preoccupazione molto grande, quella di conoscere le esperienze negli altri paesi, specialmente quelle dell'America Latina. Era una epoca in cui molti compagni fondatori del movimento andavano a visitare vari paesi dell'America Latina e a stabilire contatti con differenti organizzazioni.
Con il tempo, mentre il movimento andava organizzandosi e strutturandosi un po' di più, incominciò un certo interesse da parte di organizzazioni europee, che avevano un contatto con la Chiesa Cattolica qui in Brasile, un interesse volto a conoscere un po' di più questa esperienza che stava nascendo e crescendo qua.

D: Che tipo di relazioni avete instaurato con queste realtà?
R: Si trattava di rapporti di cooperazione, orientati a canalizzare risorse che c'erano in Europa per aiutare il movimento ad organizzarsi e a crescere. In quell'epoca non avevamo molta forza e presenza a livello nazionale, non c'erano le condizioni per negoziare con il governo le risorse economiche. Si trattava di piccoli progetti per finanziare l'installazione di filiere produttive, progetti di emergenza, specie nelle occupazioni dove la gente aveva necessita' di cibo e di maggiori aiuti. Con il tempo, mentre il movimento acquistava forza, avevamo anche il potere sufficiente per negoziare con il governo crediti e differenti forme di finanziamento per le varie aree sulle quali il movimento stava lavorando negli assentamentos e negli accampamenti: produzione, educazione, salute, ecc. A partire da questo momento le nostre relazioni con i movimenti e le organizzazioni internazionali hanno iniziate a cambiare, ad assumere nuove forme. È chiaro che rimanevano le relazioni legate agli aiuti finanziari, in particolare per quelle cose sulle quali noi non riuscivamo ad ottenere finanziamenti dal governo, come per esempio per la formazione politica dei militanti. Ma iniziarono a stabilirsi anche relazioni di scambio e di conoscenza. Abbiamo iniziato a lavorare sulla divulgazione, sul far conoscere negli altri paesi la lotta per la terra che esisteva qui in Brasile, oltre alla situazione brasiliana in generale. Questo lavoro è aumentato, in particolare dall'inizio degli anni '90, con l'impiantarsi del progetto neoliberale, iniziato qua in Brasile con il governo Collor.

D: Oggi come funzionano e come si strutturano le relazioni internazionali dell'MST?
R: Possiamo inquadrarle in quattro aree principali: il settore della cooperazione internazionale e dei progetti, i rapporti con le organizzazioni campesine in America Latina e nel mondo, i rapporti con i comitati di appoggio all'MST localizzati principalmente in Europa e le azioni di solidarietà che promuoviamo a livello internazionale. Sulla questione specifica della cooperazione, esiste il 'settore progetti' dell'MST che ha sede in Brasilia. Il settore progetti lavora specificamente con le organizzazioni della cooperazione, le ONG, tanto per la questione finanziaria quanto per quella di intercambio, di scambio di esperienze, di gruppi. Per quanto riguarda il settore proprio delle relazioni internazionali esso si rivolge alle organizzazioni contadine a livello internazionale, principalmente dell'America Latina, con le quali lavoriamo insieme, attraverso la CLOC (Coordinamento Latino Americano delle Organizzazioni Campesine) e a livello mondiale attraverso la Via Campesina. Possiamo dire che la CLOC è la succursale in America Latina della Via Campesina, che in novembre terrà il prossimo Congresso in India. Il settore relazioni internazionali lavora poi con i comitati di appoggio all'MST che esistono in modo particolare in Europa, in Italia esiste un gruppo a Roma, uno a Trento, altri ne stanno nascendo, e un po' in tutti i paesi europei esistono dei comitati di appoggio all'MST. Infine, il settore relazioni internazionali dell'MST partecipa a varie attività che inglobano differenti organizzazioni contro la politica neoliberale. Eravamo a Seattle e saremo a Praga, con dei rappresentanti. Promuoviamo azioni di solidarietà, come le campagne per la cancellazione del debito, oppure quella con alcuni detenuti politici in Argentina in sciopero della fame, i 'presos de la Tablada'. Lo scorso luglio abbiamo inviato una delegazione in Colombia, insieme ad altri movimenti latinoamericani, per verificare la situazione dei diritti umani e del 'Plan Colombia'. Ma anche, tra gli altri, seguiamo il caso di Mumia Abu Jamal negli Stati Uniti.

D: Parliamo delle relazioni che l'MST ha con i movimenti e i partiti qua in Brasile.
R: Iniziamo con i rapporti con le altre organizzazioni rurali. Abbiamo creato nel 1998 quello che si chiama il 'Forum Nazionale per la Riforma Agraria'. Questo Forum è composto praticamente da tutte le organizzazioni contadine del Brasile (MST, CPT, CONTAG, movimento dei disoccupati, movimento dei piccoli agricoltori, movimento nazionale delle donne rurali, la chiesa protestante, altre ONG) che lavorano specificamente sui temi dell'agricoltura, dell'accesso alla terra e della riforma agraria. Si discutono questioni specifiche e si rispetta l'autonomia di ognuna di queste organizzazioni. Per esempio stiamo promuovendo una campagna contro la politica della Banca Mondiale, che vuole imporre il 'Banco della Terra'. Altra campagna specifica è quella per emendare la costituzione sulla questione della grandezza massima della proprieta' della terra, per abolire il latifondo. Realizziamo varie campagne specifiche, comuni a tutte queste organizzazioni. Ognuna di queste organizzazioni ha una propria lotta specifica, pero' ci sono lotte che interesano tutte e il Forum ha questo ruolo di coordinamento.

D: Per quanto riguarda i rapporti con i partiti?
R: Partiamo da una considerazione, l'MST ha tre grandi obiettivi: la lotta per ottenere la terra, la lotta per la riforma agraria e la lotta per una giustizia sociale. Specificamente, nella lotta per la riforma agraria abbiamo relazioni, anche se non organiche, con partiti che si identificano con la nostra proposta di riforma agraria. Logicamente, per il carattere della nostra proposta, i partiti che vi si identificano sono quelli della sinistra. Abbiamo relazioni praticamente con tutti i partiti della sinistra, anche se non c'è un vincolo organico. L'MST non è dentro ai partiti. Ogni membro dell'MST, per scelta personale, è dentro ad uno o ad un altro partito. Per la caratteristica e per l'identificazione che esiste in termini di programma, c'è un peso maggiore di militanti che stanno dentro al PT, per la vicinanza del programma di questo partito con la proposta dell'MST. Però ci sono militanti dell'MST che stanno dentro ad altri partiti della sinistra. Abbiamo lotte in comune. La stessa relazione che si stabilisce con i partiti si stabilisce anche con i sindacati della CUT, la Centrale dei Movimenti Popolari, o sindacati specifici (metalmeccanici, insegnanti, ecc.), per fare lotte comuni e raggiungere gli obiettivi comuni che abbiamo.

D: Pensi che l'MST e gli altri movimenti stiano vivendo una fase di crescita ulteriore, di radicamento sociale, di maggiore coscienza delle proprie capacita' di trasformazione?
R: Mi riferisco in particolare alla questione agraria e ai movimenti rurali. Di fatto, a partire dal 1995, la societa' brasiliana è sempre più consapevole che il Brasile, per poter risolvere la questione dell'alimentazione della popolazione, per poter svilupparsi, generare lavoro, aumentare la ricchezza produttiva, per raggiungere maggiore giustizia sociale, deve realizzare la riforma agraria. C'è una consapevolezza di questo, sondaggi realizzati dallo stesso Governo dimostra che almeno l'85% è cosciente che bisogna realizzare una riforma agraria in Brasile. Abbiamo dunque questa consapevolezza che è un potenziale sociale. Per il Governo invece non esiste un problema agrario, tutta la politica agricola del governo e' orientata all'esportazione, si tratta di un modello che è in linea con i programmi imposti dal FMI e dalla BM. Attraverso questo modello riesce ad ottenere i crediti che gli servono per regolare i bilanci, per pagare il debito estero, e il suo programma lo sta realizzando. Il problema dell'alimentazione, quella che noi chiamiamo 'sicurezza alimentare' o 'sovranita' alimentare' del Brasile, per il Governo non esiste: il suo scopo e' quello di ottenere crediti per poter poi importare i prodotti alimentari e di fatto il governo sta spendendo molto in alimentazione, in prodotti alimentari che potrebbero essere prodotti qui in Brasile. Socialmente c'è una grande pressione perché realmente esista una politica di giustizia sociale: se il 60% di tutti i crediti elargiti dal Governo sono desitnati all'esportazione, noi chiediamo che ci sia una inversione, che questo 60% sia destinato all'agricoltura famigliare e rurale, che genera prodotti alimentari. E questo elemento credo che è dentro alla coscienza della società intera.
Quindi abbiamo dalla nostra parte questo potenziale, che è uno degli elementi che ha favorito la nascita e la crescita dei movimenti per la terra e dell'MST. Purtroppo, spesso ci sono interessi politici che per opportunismo si propongono come lotte per la terra proprio a partire da questo potenziale sociale. I movimenti più organizzati, basicamente quelli che stanno nel forum, stanno crescendo e acquistando spazio di comunicazione e informazione tra la popolazione, anche quella delle città, rispetto alla realtà che il Governo propaganda e vorrebbe far credere. C'è una crescita grande da parte delle organizzazioni che lottano per la terra e logicamente questo ci fa piacere, perche' non esiste solo l'MST, l'MST non ha la verità in tasca, ci sono altre alternative, altre forme di vedere il futuro e i cambiamenti sociali. La cosa importante è che stiamo lottando insieme e che quante più persone e organizzazioni lottano, meglio è.

D: È una questione che non è solo del Brasile, ma riguarda il mondo intero.
R: Dopo il Congresso dell'MST a Brasilia abbiamo tenuto una riunione della CLOC e anche una più ampia, con gente dal Sud Africa, dalle Filippine, dall'Europa. In questa riunione abbiamo analizzato un po' la situazione a livello mondiale. C'è stata una esposizione delle politiche della BM qui in Brasile e di ogni paese delle organizzazioni che erano presenti, per vedere cosa possiamo fare per combattere queste politiche. Dentro alle varie esperienze, vediamo che la BM ha delle politiche, dei programmi di riforma agraria, che sono 'programmi di mercato'. Qua in Brasile si chiama Banco da Terra, ma si tratta di programmi gia' sperimentati per esempio in Senegal, nelle Filippine, in Colombia, in Sud Africa, e stanno iniziando ad applicarli anche in Honduras e in Perù.
Ma sono programmi-pacchetto, che non si preoccupano delle realtà storiche di ciascun paese, della congiuntura e della situazione che ogni paese vive, delle questioni culturali. È un programma preparato in ufficio, con l'aria condizionata, per far quadrare i bilanci. Nei vari paesi è stata la situazione di oppressione nel settore agricolo che ha fatto nascere i movimenti come l'MST, i quali oltre a lottare per la riforma agraria, lottano contro il modello neoliberale.
Quando la BM si è accorta di questo ha iniziato a preoccuparsi, i movimenti stavano crescendo, la lotta per la terra stava crescendo. Per calmare questi movimenti la BM ha dato lo stesso programma, senza preoccuparsi delle questioni specifiche, culturali, storiche di questi popoli, della loro forma di organizzazione sociale. Per esempio in Honduras, dove c'è una grande influenza della cultura maya, una filosofia delle comunità... o in Chiapas... sono situazioni differenti rispetto al Brasile o alle Filippine. Per tutti lo stesso programma, come tentativo di calmare questi movimenti, proponendo alternative alla attuale situazione che non risolvono realmente il problema ma solo consolidano il progetto neoliberale. Questo è un po' quello che noi notiamo.

D: Quali sono le cose da fare per i movimenti in Europa?
R: Quando vengono a incontrarci persone e compagni dei movimenti europei diciamo sempre che la realtà del Brasile è sempre più una situazione di miseria; alla faccia di tutta la ricchezza che c'è in questo paese c'è gente che muore di fame, non è rispettata la nostra cultura, la nostra sovranità e ci si impone modelli che non corrispondono alla nostra cultura, ad iniziare dai modelli alimentari. È una situazione di ingiustizia sociale così grande che più di un terzo della popolazione brasiliana vive sotto alla linea di povertà.
L'1% della popolazione, i proprietari di terra, i fazenderos, possiedono praticamente la metà del territorio dell'area coltivabile del Brasile. Èuna situazione di ingiustizia sociale che sta deteriorando lo spirito, l'autostima del popolo brasiliano. La nostra lotta, insieme a quella delle altre organizzazioni, è per riscattare la sovranità, l'autostima, è una lotta molto immediata, per mangiare. Dobbiamo garantire l'alimentazione, non possiam lasciare che la gente e i bambini che sono il futuro del Brasile, muoiano di fame. Siamo ad un livello molto primario e immediato di lotta, abbiamo bisogno dell'appoggio delle persone e delle organizzazioni degli altri paesi, che abbiano più chiara la vera situazione del Brasile che i mezzi di comunicazione non fanno vedere e manipolano. Che aiutino a denunciare questa situazione, che ci sia una preoccupazione. L'Europa, per differenti questioni storiche, ha raggiunto un certo livello di vita medio che noi non viviamo, ne in Africa, ne in Asia, ne in America Latina. Adesso che anche noi vogliamo avere questa autonomia e questo sviluppo, a partire dalla nostra cultura, ci stanno imponendo cose che vanno contro di noi. Questo è da denunciare, che la società europea si preoccupi di questo, che andiamo a ripensare un mondo diverso, dove non è importante la terminologia, possiamo chiamarlo socialismo, qualsiasi cosa.
Un mondo dove tutti abbiano diritto di cittadinaza, dove si rispettino i diritti all'educazione, alla salute, all'alimentazione. Questi diritti minimi umani, per una vita dignitosa, è ciò che chiediamo. Non importa cosa chiamiamo tutto questo, quello che importa è che termini questa ingiustizia sociale.

 
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