Repressione: Eldorado dos Carajás Movimento Sem Terra
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Lo scandaloso processo per il massacro di Eldorado

Belém, 17 Maggio 2002.

È terminata giovedi mattina (16 maggio) a Belem, la prima sessione del processo per il Massacro di Eldorado do Carajás, avvenuto il 17 aprile del 1996, nel quale 19 lavoratori senza terra sono stati assassinati e più di settanta sono stati gravemente feriti dalla polizia militare di Parauapebas e Marabá, nel sudest del Pará.
Il colonnello Mário Colares Pantoja, che comandava il battaglione della polizia militare di Marabá, è stato condannato dalla giuria popolare a 228 anni di prigione (12 anni x 19 morti), ma è uscito dal tribunale libero e aspetterà in libertà il processo che avverrà in relazione al ricorso presentato dai suoi avvocati. Il Capitano Raimundo Almendra Lameiro che ha comandato, insieme a Pantoja, il battaglione della PM di Marabá, è stato assolto dai giurati. La condanna di Pantoja è in gran parte frutto delle pressioni esercitate da MST, CPT e altre organizzazioni popolari, con l'appoggio di organizzazioni internazionali nei confronti della Giustizia dello stato del Pará, durante tutte le fasi del processo.
La sessione del processo è avvenuta in una sala quasi vuota. Non erano presenti infatti i familiari delle vittime, i movimenti sociali e religiosi, le organizzazioni dei diritti umani nazionali e internazionali e la stampa estera. L'assenza manifestava l'insoddisfazione e la sfiducia delle organizzazioni sociali rispetto al fatto che il processo, realizzato dal Tribunale di Giustizia dello stato del Pará, potesse, realmente, fare giustizia.
L'assenza della società civile organizzata riflette anche la solidarietà al MST e ai suoi avvocati che non hanno partecipato al processo non essendo d'accordo sulle modalità con cui il Tribunale di Giustizia del Pará lo conduce e per sostenere l'idea che i crimini di questa natura devono essere giudicati a livello dello Stato Federale, dove ci sono maggiori possibilità che il processo possa essere realizzato con imparzialità.
L'assoluzione del Capitano Almendra, che ha comandato la truppa insieme al Colonnello Pantoja e al Maggiore Oliveira, è vergognosa. Questa decisione indica una tendenza che potrà influire anche sulle altre sessioni del processo, una assoluzione in massa degli altri imputati, facendo prevalere l'impunità rispetto ai crimini avvenuti in Pará, come è successo nel processo sulla vicenda di Carandiru, a São Paulo.
Le dichiarazioni del Colonnello Mário Pantoja, durante il processo, ancora una volta, hanno confermato quel che il MST e le organizzazioni dei diritti umani hanno già più volte denunciato: il governatore dello Stato (Almir Gabriel - PSDB), il Segretario di Pubblica Sicurezza (Paulo Sete Câmara) e l'allora comandante della polizia militare (Fabiano Lopes), dovrebbero anche loro essere tra gli imputati. Pantoja ha affermato davanti al giudice che l'ordine finale è partito dal governatore. Ha anche affermato che il governatore si è rifiutato di negoziare con i senza terra e gli ha ordinato di liberare immediatamente la strada. Ha aggiunto che, anche dopo il massacro, il governatore ha di nuovo affermato che, se ci fosse stata uno nuova occupazione da parte del MST lui sarebbe dovuto tornare di nuovo là con la truppa e avrebbe dovuto procedere a un nuovo sgombero. In realtà, come hanno scritto allora i giornali locali, lo sgombero della strada era parte di un accordo tra il governatore e i grandi latifondisti della regione. L'accordo fatto dal governatore ha prodotto 19 morti e più di 70 persone gravemente ferite. Perché Almir Gabriel, Sette Câmara e Fabiano Lopes sono stati esclusi dal processo? Sarà forse per le pressioni politiche del governatore unite a quelle del Pubblico Ministero dello Stato e del Tribunale di Giustizia? Sono questioni sulle quali la società civile chiede a gran voce una risposta.
In realtà il processo di Eldorado è un esempio di ciò che viene succedendo in relazione agli innumerevoli massacri avvenuti in questo paese. La giustizia brasiliana non punisce mai le autorità più importanti che danno gli ordini di eseguire queste operazioni criminali. La condanna, quando arriva, colpisce soltanto alcuni ufficiali che non possono certo essere gli unici responsabili degli omicidi.

Bisogna continuare a lottare fermamente per la giustizia nelle campagne e contro l'impunità che regna nello stato del Pará e nel Brasile tutto e per la Federalizzazione dei crimini relativi ai diritti umani.

Belém, 17 de maio de 2002. CPT Nacional, CPT Pará, CJP da CNBB e Caritas Norte 2.

 
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