Consulta Popular:
Un progetto popolare per il Brasile
Brasilia, 10 ottobre 1999
Nel 1966, un gruppo di militanti, mosso dai gravi problemi sociali del paese, iniziò una riflessione comune, che fu chiamata Consulta popular; lo stesso gruppo promosse nel 1997 un incontro a Itaici, San Paolo.
È nato così lo sforzo collettivo per pensare nuove forme per costruire il nostro paese da parte di centinaia di militanti del movimento sindacale, della Centrale dei movimenti popolari - CMP, del Movimento dei lavoratori senza terra - MST, dei partiti della sinistra, di membri di pastorali di diverse chiese, di intellettuali impegnati nell'ideale di un Brasile migliore.
Come dovrebbe funzionare il nostro paese perché tutti i brasiliani possano vivere bene?
1. Che cosa è un progetto nazionale? (Documento Itaici)
Un progetto nazionale è un insieme di proposte che definiscono e orientano il processo di organizzazione del potere e della vita sociale nel nostro paese, come anche le relazioni del paese con le altre nazioni.
Quali sono gli obiettivi fondamentali di un progetto popolare?
Un progetto popolare colloca in primo piano gli interessi per lo sviluppo e la conquista dell'eguaglianza da parte di tutti i cittadini; ha come obiettivo la soluzione di tutti i problemi fondamentali del popolo brasiliano (come lavoro, alimentazione, abitazione, vestiario, educazione, tempo libero e cultura per tutta la popolazione) per i quali sappiamo di possedere le conoscenze tecniche e scientifiche necessarie.
Questi obiettivi sono complementari e devono essere raggiunti nel corto e medio periodo, attraverso una vera costruzione collettiva che coinvolga la volontà e gli sforzi di milioni di persone; non dipende da alcune menti illuminate o da un partito politico.
La sua costruzione è un processo, una proposta politica e culturale che si concretizza attraverso tappe successive, che sono il risultato delle azioni collettive di migliaia, di milioni di persone.
Quali sono le attività che costituiscono il processo di costruzione di un progetto?
La costruzione di un progetto popolare comprende tre attività fondamentali, che si sviluppano contemporaneamente e in forma complementare.
- Una elaborazione teorica. È necessaria una sistemazione scritta, che descriva la realtà brasiliana a partire dalle conoscenze scientifiche di cui disponiamo, dalla nostra storia e dal nostro popolo, e che riassuma i principali problemi del nostro popolo e del nostro paese, indicando le soluzioni per assicurare il benessere di tutti.
- È necessario discutere col popolo e con le sue organizzazioni, così da trasformare le proposte di soluzione in parole d'ordine, che siano comprese dal popolo.
- È necessario che il popolo accolga quelle proposte come obiettivi politici della sua organizzazione e sia quindi anche disposto a lottare per esse.
Partendo da idee chiare e ampiamente discusse è necessario organizzare i movimenti di massa.
Solo nella lotta il popolo impara a conoscere i suoi nemici e quali sono le vere soluzioni. Lottare è il modo migliore di costruire un progetto alternativo ed è soprattutto nella lotta delle masse che si formano le alleanze e il popolo accumula forze sufficienti per imporre ai ricchi e alle elites le proprie proposte.
2. Che cosa abbiamo già ottenuto nella costruzione del progetto
Il nostro popolo già da molti anni persegue la costruzione di un progetto alternativo ma ancora non ha elaborato una proposta chiara e unitaria a livello nazionale. Esistono molte proposte teoriche e il popolo ha partecipato a molte lotte collettive, pur senza avere un progetto chiaro e subendo molte sconfitte. Sempre le elites hanno imposto il loro progetto per il Brasile.
Nel periodo coloniale, la lotta per l'indipendenza, le rivolte popolari regionali dei Farrapos, Cabanos, Balaios etc., le esperienze dei Quilombos, di Canudos, furono manifestazioni della volontà di costruire una società più giusta.
Anche durante la Repubblica hanno avuto luogo molte lotte popolari sempre sconfitte. Continuando la sua ricerca il popolo brasiliano ha costruito delle organizzazioni sociali più forti come la CUT, i partiti politici della sinistra, il MST, la CMP. Abbiamo fatto alcuni passi, ma ancora insufficienti.
Di recente alcuni movimenti sociali, le chiese, il MST, sindacalisti, la CMP e militanti di partiti di sinistra si sono uniti per intensificare il dibattito sul progetto; molte riunioni hanno avuto luogo negli stati e una conferenza nazionale con più di 300 rappresentanti da tutto il Brasile è stata realizzata nel dicembre 1997 a Itaici.
Chiamiamo questo processo della CONSULTA POPOLARE. Dobbiamo ora intensificarlo, raggiungere il maggior numero possibile di organizzazioni di base, domandare ad ognuno: Come pensi che debba funzionare il Brasile?
3. Quali sono le origini dei problemi?
Possiamo riassumere le origini dei principali problemi della nostra società che sono la causa di enormi ingiustizie e disuguaglianze sociali:
- Colonia moderna
Il Brasile non è governato come un paese indipendente e sovrano, come una Nazione in cui il popolo abbia l'autonomia per decidere ciò che gli conviene.
In sostanza il Brasile continua ad essere una 'colonia', una 'colonia moderna', in cui il capitale internazionale, attraverso diversi strumenti ( multinazionali, banche, FMI, Banca Mondiale, pressioni politiche ed economiche dei governi delle superpotenze) prende le decisioni più importanti sul nostro presente e sul nostro futuro economico e politico.
- Disuguaglianza sociale
L'eredità di 498 anni di sfruttamento del nostro popolo è questa società estremamente disuguale, una società di vera esclusione sociale, in cui una minoranza (5% della popolazione) è potente e ricca e la maggioranza (65%) è povera e oppressa.
L' esclusione sociale porta anche ad una perdita di identità culturale, del senso della 'brasilianità' e della nazionalità.
- Concentrazione delle ricchezza e del reddito
Siamo il paese con maggiore disuguaglianza nel mondo. Il 50% della popolazione più povera dispone appena del 10% del reddito, mentre il 5% dei più ricchi dispone del 20% del reddito del paese.
- Dipendenza esterna
Stiamo perdendo la sovranità nazionale nella organizzazione della nostra economia. La nostra industria viene denazionalizzata. Solo nel 1997 sono state vendute 10 banche a gruppi stranieri. Abbiamo pagato 38 miliardi per il debito estero, che equivale al 4,5% del Prodotto Interno Lordo o PIL (il PIL è tutto quello che viene prodotto in Brasile in beni e servizi), dato che il PIL è cresciuto appena dell'1,5%. La maggior parte delle aziende privatizzate sono state comprate da investitori stranieri. La legge sull'informatica, la legge sui brevetti, la vendita della Valle del Rio Doce e le privatizzazioni rivelano il grado di sottomissione del governo alle potenze straniere e al capitale internazionale.
- Dominazione del capitale straniero
La nostra economia è dominata dalle multinazionali e dalle banche che fanno guadagni favolosi quando la congiuntura è favorevole, ma corrono a chiedere aiuto al governo quando subiscono perdite. Il governo ha utilizzato ( dal 1995) circa 21 miliardi di dollari del PROER ( Piano di sostegno alla ristrutturazione del sistema finanziario) per aiutarle. Nel bilancio federale del 1998 sono previsti 71 miliardi di reais per il pagamento degli interessi alle banche, col denaro delle imposte, mentre all'educazione vanno 10 miliardi, alla salute 19, all'agricoltura 4 e alla riforma agraria 2.
- Lo Stato al servizio solo delle elites
I governi degli stati e il governo federale amministrano lo Stato solo per favorire gli interessi di gruppi economici e finanziari minoritari, a detrimento dei servizi pubblici per la popolazione.
- Monopolio dei mezzi di comunicazione
Solo otto gruppi economici e familiari controllano i principali mezzi di comunicazione del paese: Tv, radio e giornali. Il governo ha dato le concessioni radiotelevisive in cambio di appoggio politico, compiendo un attentato alla democrazia che impedisce al popolo di ricevere un'informazione corretta.
- Latifondo improduttivo e concentrazione della proprietà della terra
L'1% dei proprietari terrieri possiedono il 46% di tutta la terra del Brasile.
- Blocco culturale
Le elites brasiliane hanno sempre svalutato ciò che è nostro e sopravvalutato ciò che viene dall'estero, sia prodotti che idee che mode estetiche e di consumo. Non si mescolano col nostro popolo, lo considerano inferiore, diffondono questa convinzione nella scuola e nelle comunicazioni di massa, in modo che il nostro popolo si consideri inferiore agli altri. Un popolo che pensa così non reagisce alla dominazione ed è questo che le elites vogliono.
Al blocco culturale delle elites si aggiunge il blocco culturale del popolo, risultato di 400 anni di schiavitù e di dominazione di piccoli gruppi, non ancora superata nel paese.
- La questione etica
Parte della nostra società è stata conquistata dalle idee e dalle pratiche diffuse dalle elites come l'individualismo, il consumismo, l'egoismo. E' necessario costruire un nuovo codice etico della società basato sui valori umanisti e socialisti conquistati nella storia dell'umanità, come la fraternità, la solidarietà, l'eguaglianza e la giustizia sociale.
La nostra società deve guardare in modo diverso anche ai problemi degli anziani e dell'infanzia. Questi sono valori fondamentali in un progetto alternativo per il Brasile.
4. I progetti dei ricchi, delle elites
I problemi principali del popolo brasiliano, che abbiamo riassunto, non sono tali per i ricchi, interessati solo al loro arricchimento personale. Ma questo non significa che non abbiano un loro progetto per il Brasile. Lo hanno sempre avuto.
Nel periodo dal 1500 al 1930 il progetto delle elites è stato di organizzare la produzione del paese intorno all' agricoltura destinata all'esportazione: zucchero, caffè, cacao, cotone e bestiame.
Questo modello agricolo-esportatore non liberò il paese dal sottosviluppo e produsse una elite rurale che si arricchì esportando mentre la grande maggioranza della popolazione era mantenuta in schiavitù o supersfruttata e oppressa.
Nel 1930 l'oligarchia rurale si divise di fronte alla crisi economica provocata dalla superproduzione del caffè, le manifestazioni di scontento delle classi medie, dei tenenti, degli industriali, degli operai provocarono la rivoluzione del 30. Si indebolì l'elite rurale tradizionale e nacque un nuovo progetto per il Brasile, un progetto di industrializzazione che lasciava molta gente nella miseria.
Questo nuovo modello dominò dal 1930 al 1980, quando l'economia entrò in una crisi che durò dal 1980 al 1994.
Fernando Henrique Cardoso (FHC) rappresentò il nuovo consenso dei ricchi, che consiste nel subordinare totalmente la nostra economia agli interessi del capitale internazionale.
Il progetto è stato attuato aprendo totalmente i nostri mercati ai prodotti delle grandi multinazionali e attirando il capitale straniero con l'offerta degli interessi più alti del mondo (36% annuo), vendendo le nostre imprese statali praticamente quasi gratis e lasciando le mani libere al capitale finanziario internazionale.
Questo è il modello che FHC intende proseguire.
È un modello che non risolve i problemi del popolo e dello sviluppo, provoca terribili conseguenze di aumento delle disuguaglianze sociali e della dipendenza della nostra economia.
È urgente elaborare un modello differente che realizzi gli interessi dei lavoratori e di tutto il popolo brasiliano.
5. Le sfide e le risposte
- I problemi
Abbiamo già individuato i principali problemi nazionali. Possiamo esercitarci ad analizzare come si manifestano nel nostro stato, nella nostra regione, nella nostra categoria professionale.
- Le soluzioni
Dobbiamo fare lo sforzo collettivo, discutendo e ricercando, di trovare le soluzioni per ciascuno dei problemi individuati. E' dallo sforzo di trovare le risposte, nella lotta sociale e politica, alle questioni dibattute, che nascerà il Progetto che dobbiamo costruire per il Paese.
- Le lotte di massa
Se riconosciamo che solo la lotta di massa può dare al popolo la coscienza della necessità di modificare il potere dei ricchi, abbiamo bisogno di discutere. Come sviluppare la lotta di massa nella nostra regione, nella nostra categoria? Quali sono i temi generali che potrebbero unificare il nostro popolo, così che tutti lottino per la stessa causa? Dalle risposte a queste domande viene la costruzione delle bandiere e delle forme di lotta per un progetto alternativo.
6. Quali sono le basi di un progetto alternativo per il Brasile?
Riunioni e dibattiti daranno le risposte a questa domanda. Ma pensiamo che dobbiamo impegnarci in alcune idee per procedere. Esse sono:
- Sovranità. E' fondamentale ricuperare l'autonomia di decidere ciò che vogliamo per la nazione e il popolo.
- Solidarietà. Solo attraverso lo sforzo collettivo di coloro che credono in una società senza esclusione e disuguaglianze sociali il Progetto Brasile avrà successo.
- Sviluppo. Lo sviluppo economico non può continuare ad essere visto come una minaccia alla stabilità della moneta. Possiamo crescere e distribuire meglio i frutti dello sviluppo.
- Sostenibilità. L'uso delle risorse naturali deve tener conto delle necessità delle generazioni future.
- Democrazia popolare. Una democrazia solo formale non risolve i nostri problemi, deve essere una democrazia anche economica, sociale e politica.
7. Gli impegni della consulta popular
- Un progetto per il Brasile
Riunire gruppi per dare continuità a questo dibattito collettivo per consolidare un insieme di idee chiare sopra i problemi prioritari e le soluzioni necessarie. Incorporare l'insieme dei valori etici e culturali che devono far parte di un Progetto Popolare
- Moltiplicare il dibattito: brigate/equipes pedagogiche
Formare equipes pedagogiche (4 o 5 persone dei vari movimenti sociali) che nei comuni e all'interno delle varie categorie sociali promuovano il dibattito intorno al progetto. Bisogna allargare il dibattito al massimo, politicizzare la nostra base sociale e alzare il livello della discussione politica. Bisogna ricuperare il lavoro di base.
- Mobilitazione popolare
Ogni sforzo va fatto per sviluppare lotte collettive che costituiscano uno schieramento di classe contro il progetto delle elites; ad es. lotta contro le privatizzazioni, contro le pretese del settore finanziario, in difesa dell'occupazione, della sovranità nazionale etc. Solo le lotte collettive possono sviluppare la coscienza del popolo e modificare le alleanze nella società a favore del popolo.
- Formazione dei quadri
La formazione dei quadri e dei militanti dei nostri movimenti deve essere considerata come un'attività strategica ai fini del progetto. Dobbiamo impegnarci a realizzare una formazione permanente dei quadri, di carattere prolungato, in tutte le nostre organizzazioni.
Moltiplicare le discussioni sopra i contenuti, la metodologia, la 'mistica', la disciplina.
- Comunicazioni di massa
Le elites ci stanno sconfiggendo nel campo delle comunicazioni di massa. Dobbiamo trovare il modo di moltiplicare le comunicazioni di massa alternative ma unitarie. Per es.sviluppare le radio e le Tv comunitarie, creare giornali unitari e migliorare l'utilizzazione degli spazi già creati; creare reti di cittadinanza, utilizzare meglio Internet
- Commissioni del progetto per il Brasile
Dobbiamo evitare di duplicare le istanze già esistenti nei partiti, nei sindacati e nelle organizzazioni popolari. Ma è necessario costruire un meccanismo che stimoli le iniziative congiunte per la formazione e per moltiplicare nella base il dibattito sul progetto.
Itaici, 8-11 dicembre 1997.
Conferenza che riunì più di 300 delegati dei movimenti sociali e personalità e intellettuali di tutto il Brasile.
8. Carattere di un progetto nazionale e popolare
8.1- Il problema da risolvere
I problemi principali del popolo brasiliano sono: l'esistenza di milioni di persone al di sotto della linea della povertà assoluta, di milioni di analfabeti, di lavoratori senza permesso di lavoro, di bambini fuori dalla scuola, di persone che vivono nelle favelas e nei cortiços, di giovani coinvolti nella droga, nella prostituzione e nella criminalità, di disoccupati e sotto occupati.
A questo si aggiunge il deterioramento accelerato del nostro ambiente a causa dello sfruttamento predatorio delle nostre risorse naturali.
Tutti questi problemi sono conseguenza di altri: la concentrazione della proprietà privata, la denazionalizzazione dell'economia, il monopolio dei terreni urbani, la concentrazione nell'accesso alla terra, l'inefficienza dello stato, la subordinazione delle decisioni nazionali alle esigenze di poteri esterni, la corruzione del governo e dell'impresa privata, la mentalità colonialista delle classi dominanti e l'incapacità del popolo di articolare i propri interessi.
Da qui il disgusto fisico e psicologico della lotta quotidiana per la sopravvivenza, la sensazione di insicurezza, il rischio permanente di subire una violenza - vuoi dei criminali vuoi della polizia - , lo sconforto di vivere in case mal costruite, in quartieri sporchi e inquinati o in zone rurali prive dei servizi pubblici minimi per permettere una esistenza sana e tranquilla.
È necessario fare una diagnosi ed individuare una soluzione per ciascuno di essi. Ma per creare le condizioni politiche per risolverli, dobbiamo approfondirne l'analisi sulla base della nostra storia. La domanda è allora: qual'è il problema fondamentale di questa società che ha 500 anni di esistenza, di cui 175 come nazione indipendente?
Alla luce della storia, coloro che lo hanno esaminato seriamente sono unanimi nell'affermare che l'essenza della storia del Brasile sta nello sforzo del popolo brasiliano di superare l'eredità di 300 anni di dominazione coloniale per trasformarsi in uno stato nazionale, indipendente, autonomo, capace di organizzare uno spazio proprio e di assicurare a tutta la popolazione un modello di vita civile.
Secondo il nostro maggiore storico, Caio Prado Junior, il senso della nostra storia è una lunga transizione dal Brasile-colonia di un tempo al Brasile-nazione di domani.
La meta non è stata raggiunta perchè non sono stati superati fino ad oggi tre grandi ostacoli: la continuità della dipendenza dall'esterno, la permanenza dell'apartheid sociale e l'accumulo delle grandi eterogeneità regionali.
Anche così, il Brasile ha compiuto grandi passi nella direzione della sua autonomia, verso una società capace di controllare il suo destino. In cinque secoli di storia abbiamo smesso di essere un'appendice dell'impero portoghese e abbiamo costruito un'economia continentale con un elevato grado di sviluppo delle forze produttive. Abbiamo anche creato un abbozzo di società nazionale con una grande omogeneità linguistica, religiosa e culturale.
Ma sono stati passi lenti e contraddittori, abbiamo impiegato tre secoli per liberarci dalla dominazione coloniale e creare centri decisionali interni capaci di controllare la nostra produzione.
Poichè la guida di questo processo stava nelle mani delle aristocrazie agrarie, compromesse con la schiavitù e intimamente collegate al commercio internazionale, la nostra autonomia si è realizzata solo a metà.
Dopo la proclamazione dell'indipendenza, l'abolizione della schiavitù rimandata fino all'ultimo momento fu un processo dei bianchi verso i bianchi, per cui entrammo nel secolo XX con lo stigma del pregiudizio razziale.
La generalizzazione del lavoro salariato non fu capace di incorporare la partecipazione della popolazione nello sviluppo capitalista e nella vita politica nazionale. Per più di un secolo siamo rimasti un'economia primaria da esportazione, che si organizzava per produrre caffè, cotone e gomma per il mercato internazionale. Solo in occasione della crisi del sistema capitalista del 1929, il Brasile ha potuto organizzare la sua economia, iniziando la propria industrializzazione per servire il mercato interno, che era cresciuto diversificandosi negli interstizi del modello primario esportatore.
L'elevato dinamismo del processo di industrializzazione ha permesso al Brasile di recuperare parte del tempo perduto. In sette decenni abbiamo creato un apparato produttivo diversificato e integrato a livello nazionale, abbiamo sviluppato una rete di trasporti e di comunicazioni in tutto il territorio nazionale.
Il Brasile, agrario dell'inizio del secolo XX, si è trasformato, alle soglie del XXI secolo , in una società essenzialmente urbana. Ma l'industrializzazione subordinata al processo di modernizzazione dei modelli di consumo delle elites dominanti ha impedito che l'apparato industriale fosse rivolto a soddisfare le necessità dell'insieme della popolazione.
Questo riassunto storico dimostra che, in tutta la prima fase del processo di transizione dal Brasile-colonia al Brasile-nazione, fu possibile conciliare dipendenza esterna e apartheid sociale col processo di costruzione nazionale.
Il segno che differenzia il tempo storico che stiamo vivendo è che, a un certo momento, tra gli anni 50 e gli anni 80, è scomparsa questa possibilità di conciliare dipendenza e apartheid sociale con lo sviluppo nazionale.
Molti non hanno colto in quegli anni ciò che è risultato evidente in questo decennio con la rivoluzione tecnologica e la ristrutturazione neo-liberale del mondo: la transizione dal Brasile-colonia al Brasile-nazione,- tratto qualificante del senso della nostra storia-,si è bloccata.
Sul piano economico questo blocco significa il retrocedere ad una dinamica caratteristica della fase precedente all'industrializzazione, in cui il dinamismo principale dell'economia era nel mercato internazionale. Gli impulsi maggiori dello sviluppo si stanno trasferendo dal mercato interno al mercato internazionale, provocando una logica di accumulazione che rende l'economia più vulnerabile e dipendente.
Sul piano internazionale il blocco fa regredire il paese ad una fase neo-coloniale.
Sul piano sociale provoca l'aumento degli esclusi e conseguentemente la presenza della barbarie nella vita quotidiana dei brasiliani.
In concreto, il blocco consiste nel demolire la Nazione attraverso:
- la disarticolazione del sistema economico nazionale alterando in profondità le sue forze produttive
- l'inasprimento delle rivalità regionali a causa del predominio di logiche e leggi del mercato sul sentimento di solidarietà e di comunione di interessi tra gli stati che mette a rischio l'unità nazionale
- l'alterazione nei rapporti di produzione, che sta provocando la rottura del modello precedente di mobilità sociale e aggravando l'esclusione che quel modello già provocava
- la perdita dell'identità culturale del popolo brasiliano, soffocata dalla valanga di prodotti delle 'industrie culturali' straniere.
Davanti a questa realtà, non c'è dubbio che stiamo vivendo un momento cruciale della nostra storia.
Non a caso Celso Furtado ha usato parole roventi: "In mezzo millennio di storia, partendo da una costellazione di fattorie, di popolazioni indigene sconfitte, di schiavi trapiantati da un altro continente, di avventurieri europei e asiatici in cerca di un destino migliore, siamo arrivati ad un popolo di straordinaria polivalenza culturale, un paese senza uguali per vastità territoriale ed omogeneità linguistica e religiosa.
Ma ci manca l'esperienza di prove cruciali, come hanno conosciuto altri popoli la cui sopravvivenza arrivò ad essere minacciata.
E ci manca anche una vera conoscenza delle nostre possibilità e delle nostre debolezze.
Ma non ignoriamo che il tempo storico si va accelerando e che è contro di noi. Si tratta di sapere se abbiamo un futuro come nazione che conta nella costruzione del divenire dell'umanità. O se prevarranno le forze che sono impegnate a interrompere il nostro processo storico di formazione di uno stato-nazione".
8.2- Quali sono queste forze?
Da un lato si tratta delle forze politiche ed economiche egemoniche nel sistema capitalista internazionale, dall'altro delle classi dominanti brasiliane che hanno accettato il compito di demolire la nazione.
Esse hanno troncato ogni e qualsiasi legame positivo che in altri momenti avevano mantenuto col processo di costruzione nazionale. Si sono messe nel ruolo di "borghesia-tampone" che governa popoli colonizzati in nome del centro metropolitano.
La realtà qui descritta dimostra la gravità del momento attuale e il fatto che il problema da risolvere per completare la costruzione del Brasile-nazione non è di natura economica, dovuto coiè alla scarsità di risorse , all'insufficienza del risparmio o alla mancanza di tecnologia, ma di natura politica: le classi sociali che detengono il potere non permettono che si dispongano i mezzi necessari per promuovere lo sviluppo.
Questo esige concretamente una lotta molto grande e prolungata del popolo brasiliano per:
- sostituire il potere delle classi dominanti con il potere del popolo in direzione del processo di costruzione della nazione
- eliminare ogni traccia di subordinazione nei rapporti del Brasile con i paesi a sviluppo avanzato
- orientare le politiche economiche agli obiettivi di integrazione sociale e di unità nazionale, al fine di eliminare le disparità economiche, sociali, culturali e politiche tra le classi sociali e le regioni del paese
- difendere in modo intransigente la cultura brasiliana
8.3 Agenda storica del popolo brasiliano
Dalla diagnosi della situazione attuale del paese deriva una agenda nazionale - un elenco di problemi che debbono essere risolti prioritariamente per promuovere lo sviluppo, che possiamo suddividere in tre grandi questioni: la questione democratica, la questione nazionale e la questione politica.
- La questione democratica
La democrazia politica non puÒ esistere senza la democrazia sociale. Condizione essenziale per la partecipazione politica del popolo, che costituisce l'essenza della democrazia, è l'omogeneità sociale.
Dunque, la prima esigenza da soddisfare per completare la transizione verso il Brasile-nazione è l'eliminazione dell'apartheid sociale caratteristico della nostra società in quanto colonia. Solo così la politica cesserà di essere territorio esclusivo delle classi dominanti. Tutto lo sforzo va diretto al passaggio da 'una democrazia ristretta alle oligarchie' ,come è attualmente, ad 'una democrazia ampia'.
Ciò richiede che si affronti contemporaneamente la lotta per:
- La riforma dello stato, per rinforzare i meccanismi di controllo sopra le autorità pubbliche , perchè esercitino il potere nei limiti della legge. In questa riforma devono essere inclusi: strumenti efficienti di controllo dei mandati elettivi, controlli esterni sopra il potere giudiziario, sopra il potere pubblico, riforma del sistema giurisdizionale e ristrutturazione completa degli apparati di polizia.
- Una riforma strutturale per ridistribuire la ricchezza e il reddito altamente concentrati in ristretti segmenti delle classi dominanti
- Le riforme che garantiscano a tutti l'accesso all'educazione, alla cultura, ai mezzi di comunicazione sociale
- La questione nazionale
La questione nazionale consiste nel superamento della dipendenza economica e culturale dai centri egemonici del capitalismo mondiale; bisogna rifiutare questa subordinazione nella scelta delle tecnologie, degli investimenti stranieri, dei partners commerciali e nella definizione della politica internazionale del paese.
Il Brasile deve presentarsi sulla scena internazionale come nazione impegnata a difendere la propria autodeterminazione e orientata alla solidarietà e alla cooperazione. Appoggerà decisamente i movimenti di liberazione dei popoli e particolarmente dei popoli dell'America Latina. Manterrà relazioni commerciali e politiche con tutte le nazioni ma non accetterà imposizioni da nessuna, nè sul piano economico, nè su quello politico.
Il progetto di costruzione della Nazione esige la valorizzazione della nostra storia, delle tradizioni legittime del popolo, della nostra arte, della nostra produzione intellettuale. Comporta anche lo sforzo di promuovere l'omogeneità tra le regioni del paese, il che richiede una revisione del patto federativo. L'unità nazionale non deve essere frutto di un accordo tra le oligarchie regionali, ma della solidarietà e della cooperazione tra le popolazioni che hanno impiantato le loro radici sociali e culturali nelle diverse regioni in cinquecento anni di storia. Il nuovo patto deve essere stabilito nel pieno rispetto delle tradizioni e della ricchezza culturale derivante dalla diversità delle varie popolazioni.
Perchè tutto questo non sia volontarismo è necessario che la maggioranza della popolazione sia disposta ad affrontare le rappresaglie, che certamente verranno, dei paesi abituati a far sempre prevalere il loro interesse. La risposta corretta alla questione nazionale richiede l'adozione di politiche pubbliche che non mettano il paese a rischio di soccombere al caos economico nell'ipotesi di rappresaglie delle nazioni potenti. Da qui la necessità di una politica del commercio estero, delle relazioni internazionali, della scienza e della tecnologia, della difesa nazionale che corrispondano all'obiettivo di ridurre la vulnerabilità e aumentare la capacità interna di decisione del paese.
- La questione culturale
Una nazione che si interessa del popolo realizza gli ideali di uguaglianza, libertà, cooperazione e solidarietà del socialismo. Per conseguire questo obiettivo è necessario che riconosca a tutti la piena cittadinanza e che sia governata concretamente dalla volontà della maggioranza. Questo progetto trova forti ostacoli di natura culturale in abitudini individuali, comportamenti collettivi e miti che devono essere cancellati perchè possano affiorare valori autentici capaci di dar fondamento alla democrazia e al socialismo.
Il primo di questi miti è il consumo senza limiti.
La nazione brasiliana non potrà essere costruita sulla base di questo mito per una serie di ragioni:
- non disponiamo di un reddito sufficiente perchè tutti possano godere del modello consumista dei paesi sviluppati
- non è possibile estendere il modello consumista delle nazioni ricche a tutte le nazioni del mondo, a rischio di una catastrofe ecologica
- ammesso che fosse possibile entrare nel club dei paesi ricchi, non sarebbe la strada giusta perchè il consumismo impedisce che la società sia equilibrata, sana, democratica e rispettosa dei diritti umani. Trasformando i cittadini in macchine per lavorare e consumare, oscurando tutte le altre dimensioni della personalità, la società consumista si rivela prigioniera e destinata alla più completa decadenza morale. Basta constatare la mercantilizzazione di tutte le attività umane, la mediocrità del pensiero, l'individualismo che distrugge la personalità , la dissoluzione della famiglia, il travisamento dei valori religiosi, lo sfruttamento del sesso, la diffusione delle droghe per rendersi conto che il mito dello sviluppo è incompatibile con i veri valori umani.
La sfida che all'inizio del secolo XXI si presenta non solo a noi, ma a tutta l'umanità, è, come dice Celso Furtado, ' nulla di meno che cambiare il corso della civiltà, spostarlo al di fuori della logica dei mezzi al servizio della accumulazione, in un orizzonte temporale breve, verso una logica dei fini, in funzione del benessere sociale, dell'esercizio della libertà e della cooperazione tra i popoli'.
L'utopia della nazione che vogliamo costruire va pertanto in una direzione diametralmente opposta alla civiltà creata dal capitalismo globalizzato. Va nella direzione di una vita libera, egualitaria, tranquilla, degna e piena.
8.4. Le sfide storiche
Una volta individuati i principali problemi politici che sono di ostacolo alla transizione dal Brasile-colonia al Brasile-nazione è possibile definire le sfide che il popolo brasiliano ha di fronte:
- Definire gli obiettivi strategici del popolo
La prima sfida è contrapporre agli obiettivi strategici delle classi dominanti - stabilità monetaria, competitività dell'economia, riduzione del costo- Brasile - gli obiettivi strategici del popolo - Terra, Lavoro, Abitazione ed Istruzione.
Il raggiungimento di questi obiettivi strategici comporta:
- democratizzare la terra, distribuendola in modo egualitario e sostituendo al modello agricolo basato sull'egemonia dell'agro-industria un modello che assicuri l'egemonia dell'agricoltura familiare
- assicurare l'impiego a tutti , con una politica di riduzione della giornata di lavoro e di graduale incorporazione del progresso tecnico, combinando le tecnologie moderne con le tecnologie già acquisite
- garantire a tutti i brasiliani un'abitazione degna, dotata dei servizi urbani fondamentali, con una riforma urbana che elimini la speculazione immobiliare, ristrutturi l'industria delle costruzioni civili e tassi equamente la proprietà del suolo
- eliminare l'analfabetismo, garantendo ad ogni giovane la possibilità di frequentare per lo meno otto anni di scuola della qualità migliore e assicurando a tutti la possibilità di perfezionare continuamente la loro istruzione.
- Creare l'alleanza delle forze per conseguire gli obiettivi
La seconda sfida consiste nel realizzare un'unione delle forze che riesca a collocare le sue priorità nell'agenda politica, per farle diventare decisioni dello stato.
Lo sforzo per realizzare questa costruzione politica consiste fondamentalmente nel muovere congiuntamente i protagonisti realmente interessati a concretizzare gli obiettivi strategici: terra, lavoro, abitazione e istruzione.
Questi protagonisti sono: la classe operaia industriale del settore formale e informale; gli abitanti della campagna e cioè i sem-terra, i produttori familiari e i salariati rurali, gli impiegati di basso reddito del settore dei servizi ( banconisti, artigiani, piccoli funzionari pubblici) e gli esclusi della città e della campagna.
Questo immenso contingente sociale deve essere amalgamato in un blocco politico capace di condurre unitariamente una lotta decisiva contro le classi dominanti, un'unione di forze sociali e politiche che potrebbe chiamarsi 'blocco popolare'.
Condurre attraverso una lotta prolungata questo blocco al confronto col blocco delle classi dominanti costituisce lo scenario concreto della lotta di classe nella congiuntura attuale della storia del Brasile. Per raggiungere la fase del confronto decisivo con gli avversari, il blocco popolare potrà stabilire , nelle diverse congiunture e fasi della lotta, alleanze con segmenti posti ai livelli inferiori delle proprie classi dominanti.
Sappiamo che queste classi formano una piramide: ai piani superiori stanno banchieri, finanzieri, proprietari delle grandi reti di comunicazione, grandi industriali, commercianti e fazendeiros ; fanno parte di questo livello superiore anche gli elementi essenziali dell'amministrazione del sistema di dominio come direttori delle grandi imprese, professionisti e tecnici che lo servono, politici che difendono i suoi interessi nel potere legislativo ed esecutivo, la cupola superiore del potere giudiziari, delle forse armate e dell'amministrazione pubblica.
Al di sotto si trova la schiera degli stipendiati ben retribuiti, degli imprenditori minori dei professionisti che operano ai livelli intermedi dell'economia capitalistica e che hanno l'ossessione di copiare i modelli di consumo e gli stili di vita di coloro che stanno ai livelli superiori.
Vi è ancora, nel mondo delle classi dominanti, un terzo livello, formato dai piccoli imprenditori, professionisti e tecnici qualificati, da coloro che percepiscono stipendi e che esercitano funzioni meno remunerate e valorizzate nel sistema capitalistico e che oggi sono minacciati dalla modernizzazione dell'economia. La storia mostra che i componenti di questo terzo gradino delle classi dominanti si dividono nei conflitti politico-sociali; una parte, hanno sempre appoggiato quelli che stanno sopra, anche contro i propri interessi, una parte hanno appoggiato rappresentanti del popolo.
Non ci sono ostacoli insuperabili perchè questi gruppi inferiori delle classi dominanti si alleino , in determinate circostanze, con il blocco popolare , dal momento che i loro veri interessi sono antagonistici rispetto a quelli dei livelli superiori e non lo sono rispetto agli interessi delle classi popolari.
L'alleanza con questi gruppi non costituisce pertanto un obiettivo elettorale, ma il recupero delle lotte legittime che i professori conducono per migliori condizioni di insegnamento, i funzionari pubblici per difendere la dignità della loro funzione, i dipendenti delle aziende statali per difendere il patrimonio del popolo, i piccoli commercianti per mantenere le loro piccole imprese.
Al di là delle corrette alleanze, la formazione del blocco popolare richiede una revisione profonda del comportamento rassegnato e corporativo di larghi settori della classe operaia organizzata, il che richiede una revisione di tutta una pratica sindacale che non corrisponde alle condizioni concrete della lotta di classe nel capitalismo globalizzato. Scambiare conquiste ottenute nel passato con la non esclusione, come vanno facendo molti sindacati, costituisce una strategia meschina e suicida, perchè ad ogni rinuncia la classe operaia è più debole e arriverà il giorno che non avrà più nessuna forza di opporsi alle classi dominanti.
Deve essere fatto un grande sforzo per cambiare questa strategia e ottenere che gli operai organizzati solidarizzino con le lotte dei settori informali e degli esclusi, nel quadro di una strategia comune destinata a sostituire totalmente il modello di modernizzazione delle classi dominanti con un modello di sviluppo basato sul pieno impiego e pertanto sul protagonismo della classe operaia.
L'altro grande sforzo che dovrà essere fatto per amalgamare un blocco popolare agguerrito, capace di condurre una lotta prolungata e intransigente con le classi dominanti, riguarda la trasformazione del comportamento secolare di coloro che sono ai margini o esclusi dalla società. E' necessario sradicare, attraverso un'adeguata opera di educazione, il comportamento conformista di questi segmenti, perchè non accettino più le briciole con cui i ricchi li attirano, ma esigano come cittadini, i diritti inerenti alla cittadinanza.
- Cambiare il modello della lotta di classe
All' intolleranza delle classi dominanti è necessario opporre l'intransigenza del blocco popolare.
Non bisogna confondere l'intransigenza con il volontarismo, l'avventurismo e il fondamentalismo. Una forza politica intransigente pianifica attentamente la sua azione, ha la capacità di avanzare e di retrocedere, sa negoziare. Ma non transige sull'essenziale. In ogni conflitto, l'essenziale è quell'aspetto specifico che non permette all'avversario di creare confusione nelle masse quanto al motivo del contrasto.
La sfida di cambiare il modello della lotta di classe esige che il blocco popolare sia preparato ad assumere un atteggiamento intransigente. Con questo obiettivo, le organizzazioni popolari devono sviluppare la capacità di cogliere la disposizione alla lotta delle masse in ogni momento della vita nazionale, per sintonizzare la loro azione con l'appoggio di massa. Hanno quindi bisogno di elaborazione teorica, di esperienza delle situazioni concrete e sincero impegno con le lotte del popolo. Un atteggiamento intransigente esige che i leaders della lotta popolare abbiano la capacità di fissare obiettivi che permettano una conquista graduale del terreno dentro una strategia di accumulazione delle forze. La difficoltà sta nel rompere l'intolleranza delle classi dominanti e il talento politico nell'evitare di restare schiacciati,di rifiutare la cooptazione suicida e di assicurare vittorie al popolo.
8.5 I compiti
Gli obiettivi e le sfide portano naturalmente ai compiti che le forze impegnate nella lotta popolare debbono definire, dettagliare, graduare nel tempo ed eseguire.
C'e' un compito di natura teorica: è necessario dare continuità ed approfondimento allo sforzo dei brasiliani che si sono dedicati a pensare e cercare i mezzi per completare la transizione dal Brasile-colonia al Brasile-nazione.
Questo compito esige un nuovo tipo di intellettuale , capace di integrarsi organicamente nella lotta sociale e politica del blocco popolare, senza perdere la sua efficacia come intellettuale.
C'è un compito di natura organizzativa che si concretizza nella formazione dei nuclei di base, dei quadri di progettazione ed esecuzione delle azioni politiche. Questo compito spetta ai partiti socialisti, ai sindacati combattivi e alle associazioni e ai movimenti popolari. Sarà necessario uno sforzo di revisione delle pratiche di tutte queste entità, per farle corrispondere alle esigenze del momento.
C'è un compito di diffusione delle idee e delle informazioni, per cui bisogna rivedere profondamente la priorità che oggi le forze popolari danno alla comunicazione sociale. Se il popolo non crea mezzi di comunicazione che si contrappongano all'apparato di manipolazione delle masse montato dalle classi dominanti sarà impossibile introdurre le tre priorità del popolo nell'agenda politica del paese.
C'è un compito di mobilitazione delle masse, di lotta delle masse, perchè il popolo lotti per i suoi diritti e le sue necessità.
9. Che cosa fare d'ora in avanti
Suggerimenti su come sviluppare il dibattito nella base, individuati nei seminari degli stati e nella Conferenza Nazionale della Consulta Popolare:
- Organizzare gruppi, equipes del Progetto Brasile, che diano priorità alla discussione del progetto. Questi gruppi possono essere formati per categorie sociali come professori, sem-terra, chiese oppure unendo militanti della Chiesa, del MST, del Sindacato, della CMP etc.
- Fare un lavoro insieme alla nostra base e nei comuni per ricercare attraverso questionari, riunioni, visite di casa in casa i grandi assi del progetto popolare. La domanda chiave è: Come pensi tu che il Brasile dovrebbe funzionare perchè tutti vivano bene?
- Promuovere giornate di studio nelle parrocchie , nei collegi, nei sindacati, negli insediamenti, negli accampamenti e nelle associazioni degli Inquilini
- Promuovere conferenze con studiosi e persone impegnate col Nuovo Progetto per il Brasile
- Divulgare le idee del Nuovo Progetto per il Brasile nei nostri bollettini, giornali, riviste e programmi radio
- Iniziare tutte le attività di base con la 'mistica', con musiche e parole d'ordine sul tema della necessità del Progetto popolare
- Creare nei locali pubblici dei bei murales che rendano le personi consapevoli della necessità di un progetto
- Promuovere manifestazioni contro le privatizzazioni e contro gli atti del governo che danneggiano i nostri diritti e la nostra sovranità. Una domanda a cui deve essere data risposta è: Come deve procedere il popolo quando le leggi non permettono che siano soddisfatte le necessità fondamentali della popolazione?
- Organizzare attività di solidarietà con le categorie di lavoratori che realizzano lotte specifiche
- Creare brigate nei quartieri per organizzare i settori sociali che non possiedono nessuna forma di organizzazione.
Raccomandazioni di letture complementari
Per chi desideri approfondire il dibattito sulle prospettive di un progetto popolare per il Brasile consigliamo di leggere e studiare le seguenti pubblicazioni:
- A Opçao brasileira, Cesar Benjamim, Plinio de Arruda Sampaio, Emir Sader e altri, Editora Contraponto,Rio,1998
- Brasil: reinventar o futuro, Tania Bacelar e Cesar Beniamim, Editora do Sindacato dos Engenheiros /RJ, Rio,1997
- Brasil:Alternativas e protagonistas,î 28 semana social brasileira ñSetor pastoral Social da CNBB, Editora Lodola, 1996.
- Esistono inoltre numerosi libri di grandi pensatori brasiliani che da anni difendono la necessità di un progetto popolare per il Brasile, come Darcy Ribeiro, Celso Furtado, Josuè de Castro, Paulo Freire, Josè Luis Fiori, Gilberto Vasconcelos
Impegni dei combattenti del popolo
Decisi a realizzare la costruzione di un nuovo Progetto per il Brasile, fiduciosi nella organizzazione e nella forza del popolo brasiliano, assumiamo l'impegno di nutrire la speranza di ogni cuore e procedere nella costruzione di questa grande causa.
Non ci impegnamo a essere fedeli ai desideri e ai principi che orientano il nostro Progetto, a non cedere mai e non deviare il cammino che ci porterà alla liberazione completa dei figli oppressi di questa grande nazione.
E col cuore aperto che vogliamo costruire questa grande patria socialista e solidale, con tutte le nazioni del mondo, che piantano e seminano valori che danno dignità agli esseri umani in armonia con la vita di tutte le specie.
Certi della vittoria, confermiamo la nostra disponibilità a combattere ogni ingiustizia,a contrastare i prepotenti e gli opportunisti , a sciogliere le catene di ignoranza e di oppressione che imprigionano il nostro popolo, ma che non ci impediscono di sognare la libertà.
Marceremo senza temere il futuro, cercheremo attraverso la lotta di eliminare la violenza e di costruire la pace.
All'ombra della nostra resistenza si riposeranno le generazioni future e il potere ci consentirà di consegnare loro questa patria libera, indipendente, democratica e solidale.
Patria libera!
Viva il Progetto popolare per il Brasile!
Viva la speranza e i sogni del popolo brasiliano!
Brasilia, 10 ottobre 1999