E' interessante vedere lo stupore che suscita nella gente sapere che non esistono solo i bambini handikappati ma anche i disabili studenti universitari. H2000 e' questo.
Ad un disabile, vuoi per le barriere architettonica, vuoi per quelle
sensoriali, ma soprattutto a causa del disagio naturale che prova
un normodotato nel vedere un 'diverso' e' spesso impossibile un
ottimale inserimento sociale, scolastico e lavorativo. Spesso
purtroppo un disabile fisico o sensoriale puo' solo starsene chiuso
in casa a guardare passivamente la TV.
Data la situazione si capisce che non e' solo 'sfizioso' garantire il diritto allo studio fino ai livelli piu' alti ai disabili ma e' pure necessario. Nei prossimi anni, un disabile, grazie all'informatica e la telematica potra' esercitare qualsiasi attivita' accademica e non-fisica.
Nulla (o quasi)!
Non si sta parlando di trasformare l'universita' in un parcheggio di lusso per centinaia di Handikappati. Non sarebbe certo questa la soluzione.
L'idea sarebbe quella di potenziare la tele-istruzione (gia' funzionante da anni in Italia), la telematica per i disabili sperimentare e sviluppare le tecnologie del futuro (la telematica, il tele-lavororo, la tele-presenza, il Video on Demad, il riconoscimento vocale ed ottico), utilizzare parzialmente il lavoro delle miglia di tesisti che l'universita' sforna ogni anno (7.000 solo a Padova) e coordinare il volontariato degli studenti.
Non dimentichiamo che nel 2000 le risorse indispensabili per garantire una dignitosa qualita' di vita non saranno materiali (materie prime, produttivita'), ma immateriali (cultura, conoscenza).
Di queste l'Europa e le universita' in particolare ne sono ricchisime.
Se non diamo a tutti la possibilita' di studiare, e non cogliamo la ghiotta occasione di sperimentare grazie ai disabili, 'i prototipi dei cittadini del 2000' rischiamo non solo di abbandonare moltissimi ragazzi ad un futuro di assistenzialismo, ma anche di trovarci presto spaesati nella imminente eta' dell'informazione.
Il telelavoro, la teleistruzione, la telepresenza e le teleconferenze sono il futuro di tutta la societa' non dei soli disabili. Non ci saranno piu' discriminazioni in base alla condizione fisica, il sesso o la ricchezza economica e di questo i disabili, ma non solo, non possono che esserne entusiasti. L'elemento determinante non sara' piu' di natura sociale, razziale o economica, ma generazionale. I ricchi e i poveri saranno i giovani e gli anziani.
A molti e' noto il caso dei non vedenti, che pur essendo stati i primi a sfruttare le enormi potenzialita' dell'informatica (OCR e sintesi vocale) sono ora gravemente svantaggiati dalla pressoche' globale diffusione delle interfacce grafiche.
Se fino a poco tempo fa i disabili motori sono stati esclusi dall'informatica a causa dei tradizionali dispositivi di input da tastiera o mouse, ora lo sono i non vedenti perche' non possono accedere alle rappresentazioni grafiche delle informazioni. E quando fra pochi anni la voce sara' la modalita' principale con cui 'colloquiare' con i mezzi informatici, anche i sordo-muti saranno tagliati fuori?
Il problema e' che i disabili non sono stati finora un mercato importante. I disabili quasi sempre non lavorano, non producono, non hanno un peso sociale e politico, non sanno far valere i propri diritti e non sono organizzati fra di loro.
La societa' e' quasi sempre impreparata, si pensa che il problema dei disabili sia solo economico.
Le soluzioni sono sempre dettate dal caso e dalla fortuna.
Ma i disabili che riescono ad emanciparsi, quelli che vanno a finire sui giornali, sono quelli con ingenti risorse economiche e culturali. Sono solo la punta di un iceberg.
Non possiamo permetterci che solo dei 'Rambo' possano attraversare indenni il campo minato che e' l'attuale nostra societa'. Ed a nulla serve istruire dei tecnici superspecializzati. Bisogna bonificare il campo minato, bisogna rinnovare radicalmente la cultura dell'handicap.
Non dimentichiamoci che i disabili sono in forte aumento sia in seguito all'aumento dell'incidentalita', che sforna ogni anno in europa centinaia di migliaia di giovani neo-disabili ex-normodotati, che all'aumento della vita media.
In una societa' piu' giusta e piu' equa (almeno cosi' si spera) verso cui stiamo andando incontro non si puo' emarginare milioni di persone. Sarebbe una cosa sbagliatissima sia dal punto di vista etico che di quello economico.