Forse un persona matura e saggia riesce a vivere serenamente, noncurante delle forti emozioni, ma un giovane e' come un mare in tempesta. In particolare quando un uragano (un grave incidente) attraversa improvvisamente la sua gia' agitata esistenza.
I giorni sucessivi all'incidente sembrano durare mesi, ed il caos e' il piu' totale, sia per la famiglia del giovane che teme per la sua vita che per coloro che erano piu' intimi amici dell'incidentato.
Dopo un po' (giorni, mesi) il risveglio: la quiete dopo la tempesta.
E qua finisce la storia?
Magari :-(
L'intenzione di questo testo e' quella di descrivere il "dopo risveglio", il lungo e faticoso reinserimento (anni).
Pur essendone un po' esperto (anch'io sono un ex-comatoso) mi rendo conto di quanto sia difficile, se non impossibile parlare di questa fase che attraversano decine di migliaia di ragazzi (ma non solo) italiani ogni anno.
E' difficile perche' ogni trauma cranico e' diverso dall'altro, sia per le lesioni neurologiche, sia per l'ambiente familiare e sociale in cui avviene la riabilitazione, sia per moltissimi altri fattori che sarebbe lungo elencare.
Si potrebbe paragonare un trauma cranico ad Internet, tutti ne parlano ma pochi sanno cos'e'.
La mia idea e' di raccontare il "dopo risveglio" di uno studente universitario.
Mi piacerebbe ricevere alcune riflessioni di padri di famiglia, casalinge, pensionati, etc. (che hanno riportato in seguito ad un trauma cranico, che non necessariamente deve aver provocato un coma) esiti fisici, mnemonici, comportamentali, cognitivi...
Il mio indirizzo e': H2000Fox@ipdunidx.unipd.it
Dopo questa lunga premessa veniamo alla storia di una persona come me:
A loro volta questi 'pirla-pirla' si possono dividere in due sotto-gruppi:
Le storie di questo genere, che si leggono sui giornali o si sentono alla TV, a questo punto finiscono; ormai i medici hanno fatto il loro dovere (curare) e gli amici pure (pregare). Ora spetta a Paolo mettere la ciliegia sulla torta (reinserirsi).
Paolo pero' non si preoccupava affatto di queste cose tanto era felice di tornare finalmente a casa.
Due mesi dopo, svanito l'intontimento provocato dal coma e dalla seguente euforia affettiva, inizia a notare in lui qualcosa che non va; non e' solo perche' non po' piu', per la paura di sbalzi di pressione e per i barbiturici che prende, ballare, divertirsi troppo, bere alcolici, fare attivita' sportive, guidare, soffiarsi il naso, ma perche' non e' piu' in grado di girare per la citta' da solo senza perdersi e perche' ha perso il carattere bonario che tanto lo rendeva simpatico. E' diventato improvvisamente litigioso ed intollerante e gli amici ed i conoscenti, vedono una persona diversa, ma non hanno il coraggio di dirglelo in faccia. Nessuno sembra voler piu' parlare a quattr'occhi con lui, ora che e' per lui diventato difficile ridere e scherzare, parlare; nemmeno i bambini dell'ACR, o i sacerdoti della sua parrocchia.
Comunque dalle numerose visite e telefonate quotidiane che l'avevano forse un po' gasato era passato in pochi mesi al dover supplicare una visita. Col diminuire della vita sociale e delle terapie a Paolo per riempire il tempo restava la noia o lo studio.
Beh, penso' allora Paolo, data la situazione, abbandono tutti e tutto e mi metto in 'clausura per un annetto', intanto mi laureo e poi riparto da zero con nuove persone.
Ah, ho capito! Questa e' una storia piu' emozionante; adesso la storia continua dicendo che Paolo diventera' un brillante avvocato, sposera' una compagna di studi e vivra' felice e sereno nei secoli dei secoli. Amen.
Ed invece cosi' non e'.
La sua formidabile memoria che gli permetteva di fare esami a nastro con il minimo sforzo non c'e' piu'. Passa giorni e giorni a studiare ed a ripetere, ma niente. Anzi, l'angoscia che gli nasce aggrava ancor di piu' la situazione tanto che non ricorda nemmeno le pagine appena lette.
Paolo entra in una profonda angoscia: gli amici sono spariti, le sue capacita' intellettive, perse. E la fede?
I genitori lo portano a Lourdes, a Fatima e spendono una marea di soldi in stregoni, esorcisti e santoni vari, distraendolo dagli esercizi mnemonici e cognitivi, ma lui che era abituato a ridicolizzare queste forme di superstizione, subisce passivamente tutte queste cose, non proponendogli nessuno dei vecchi amici delle alternative.
Dopo altri 3 mesi Paolo lascia sul comodino questo biglietto:
" Papa', Mamma, perdonatemi.
Non ce l'ho piu' fatta!
Che vita e' questa?
Perche' non sono morto 9 mesi fa?
Sai che bello sarebbe stato il mio funerale?
Non sarei mai piu' tornato quello di prima!
Non posso dare a nessuno la colpa di avermi fatto cadere
e nemmeno il merito di avermi aiutato a rialzarmi.
Addio, per l'ultima volta (spero)."
Ora Paolo dov'e'? Boh, comunque il Catechismo della Chiesa Cattolica, art. 2822 dice che "Gravi disturbi psichici, l'angoscia ed il timore della prova o della tortura possono attenuare le responsabilita' del suicida", quindi...
Beh, fortunatamente, un finale cosi' tragico non e' la conseguenza necessaria di un trauma cranico.
I ragazzi che decidono di togliersi la vita dopo un incidente (causa di un trauma cranico, spinale o di menomazioni di altro genere) sono la punta dell'iceberg di un malessere diffuso provocato dalle frustrazioni
subite nel tentativo di reinserirsi nel proprio ambiente scolastico ed affettivo.
E' proprio per facilitare il reinserimento sociale che in questi anni stanno nascendo e si stanno coordinando alcune associazioni di categoria in italia, ma tutto cio' non basta.
Seguiamo quindi con interesse altre iniziative volte a garantire il reinserimento, come quella da poco partita presso l'Universita' di Padova a favore degli studenti disabili.
E' importante ricordare che il trauma cranico e' di gran lunga la principale causa di disabilita' per persone in eta' universitaria (si vedano i seguenti grafici sull'epidemiologia del trauma cranico.
"Trauma cranico:
Il modo migliore di morire, :-(
ma, spesso, quello peggiore per vivere :-((("