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H2000TBI & BRAIN

Associazione Universitaria di Ragazzi per il trauma cranico

  

L'astronauta cranico

 

L'astronauta

I primi lanci missilistici con esseri viventi a bordo venivano fatti con cani e scimmie. Questi animali pero' erano solo delle complicate macchine necessarie per misurare la risposta di alcuni parametri fisiologici all'assenza di gravita' o alle forti accelerazioni della partenza; misurati questi preziosi dati scientifici, fondamentali per un futuro impiego dell'uomo, questi animali perdevano di valore e cosi' erano lasciati morire lentamente nello spazio.
Lo scopo principale di queste imprese non era di far vedere un bel panorama a Laika (una bella cagnetta), ma sperimentare il buon funzionamento delle apparecchiature meccaniche ed elettroniche.

Ci fu pero' una vera rivoluzione copernicana quando l'uomo entro' ad essere protagonista di queste missioni; la missione dell'Apollo 11, per scienziati, tecnici e persone della strada e' stata quella del "1° uomo sulla luna"; se altri effetti sono stati una migliore conoscenza della morfologia del suolo lunare, tanto meglio, ma non era questo lo scopo principale.

Gli astronauti sono delle persone un po' particolari: sono dei quasi scienziati con un fisico piu' che perfetto.

E' molto difficile essere un astronauta; il proprio corpo deve imparare a convivere con la totale assenza di gravita', con situazioni non previste e la quasi totale solitudine.

Insomma l'astronautica e fatta da astronauti, da tecnici e scienziati che con il loro lavoro' consentono agli astronauti di compiere la loro missione. Ma sono questi ultimi, durante la missione, a doverla gestire al meglio.


Il traumatizzato cranico

I primi tentativi di utilizzo dell'elettronica in medicina, per la diagnostica e la riabilitazione, hanno dato molto spesso un risultati soddisfacenti e molto promettenti per i ricercatori, ma non sempre anche per i disabili. Questi ultimi erano solo delle complicate macchine (TAC, RMN, PET, ...) necessari per fotografare la situazione; i preziosi dati scientifici raccolti, fondamentali per delle buone diagnosi, erano pero' di scarso aiuto per la riabilitazione per cui si usavano strumenti di contenuto tecnologico pressoche' nullo.
Lo scopo principale di tutto cio' non era ottenere un reinserimento sociale, lavorativo o scolastico dei disabili, ma sperimentare nuove tecniche diagnostiche grazie alle quali il tasso di mortalita' dei comatosi sarebbe diminuito enormemente negli ultimi anni.

Ci sara' pero' una vera rivoluzione copernicana quando il singolo individuo diverra' esso stesso il protagonista di questo cammino (rianimazione + riabilitazione); la storia di Stephen Hawkins, per scienziati, medici e persone della strada non e' la storia di un 'povero disabile grave' ma di un 'grande cervello' che grazie all'informatica e all'elettronica e' riuscito a 'bypassare' i suoi molti e gravi problemi fisici che lo hanno portato ad un pieno reinserimento; se altri effetti di cio' sono stati una migliore conoscenza della cosmologia, tanto meglio, ma non e' oggi noto ai piu' solo per questo.

I traumatizzati cranici sono delle persone un po' particolari: sono dei 'cervelli ancora perfettamente funzionanti' che pero' a seguito di un incidenti hanno perso alcune funzionalita', pur conservando perfettamente tutte le altre.

E' molto difficile essere un traumatizzato cranico; il proprio corpo e la propria psiche deve imparare a convivere con la quasi totale assenza di alcune potenzialita', in situazioni non previste e spesso lasciati in quasi totale solitudine.

Insomma l'universo del 'trauma cranico' non e' composto solo da traumatizzati cranici, ma anche da medici e terapisti che con il loro lavoro' consentono ai traumatizzati di ottenere il massimo recupero. Sono pero' questi ultimi che, durante il lungo cammino della riabilitazione, devono dare ed impegnare il meglio di se stessi.

Mentre per diventare astronauta e' necessaria una lunga a meticolosa preparazione, un incidente arriva sempre improvviso e quando meno te l'aspetti!


Se non avessi il senso dell'umorismo, mi sarei suicidato da un pezzo. (M. Gandhi)