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Le FAQ Estratti essenziali delle principali leggi Tutte la normativa sulle associazioni
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Altre raccolte di Domande e Risposte?

Si trovano su:


  1. Quali sono gli elementi necessari per costituire un'associazione ONLUS?


    E' sufficiente riunire in modo stabile un gruppo di persone con uno scopo di natura ideale (e non economico) ben definito; questa condizione già di per sè costituisce un'associazione. Non esiste un limite minimo di persone che possono formare un'associazione, possono essere anche due .
    La costituzione di un'associazione può quindi avvenire anche in forma di accordo orale. Questo tipo di formula preclude però ogni tipo di passo successivo; essa non potrà svolgere nessun genere di attività a pagamento (tranne l'iscrizione dei soci), né accedere alle agevolazioni e/o contributi pubblici, né iscriversi ai registri delle Organizzazioni di Volontariato, ecc.
    Molti vantaggi di tipo fiscale si hanno a patto di avere l'atto costitutivo o lo statuto redatti nella forma di atto pubblico e/o della scrittura privata autenticata e/o registrata.
    L'associazione, affinché possa qualificarsi come organizzazione di volontariato e/o come ONLUS, deve caratterizzare la propria azione non per il vantaggio dei propri soci, bensì per fini di solidarietà sociale.
    Molte altre informazioni possono essere trovate p. es. nel sito http://www.abconsul.it/.


  2. Come si costituisce in forma scritta?


    E' necessario scrivere un Contratto di Associazione; se il documento viene redatto con la supervisione di un notaio ed è da questi registrato presso l'Ufficio del Registro | SU viene detto atto pubblico, se invece è redatto dai soci è un atto privato, che può essere registrato o meno e le cui firme possono essere eventualmente autenticate da un notaio. Il Contratto di Associazione spesso si scompone materialmente in 2 documenti che però giuridicamente costituiscono un atto unitario, e sono:
    L'atto costitutivo è molto semplice e recita qualcosa del tipo:
    "E' costituita in ____luogo_____ l'associazione denominata _________.
    Essa funzionerà secondo le norme stabilite dallo statuto che si allega al presente atto costitutivo.
    Sono presenti i signori : Nome Cognome Residenza CF firma".
    Il presidente eletto dall'assemblea costituente è _______.
    Il funzionamento dell'associazione è regolato dallo statuto.

    Lo Statuto è invece un po' più impegnativo perché deve tracciare le finalità e le norme di funzionamento dell'associazione. Esso è suddiviso in articoli:
    Alcuni esempi: "Con i Campesinos"
    La scomposizione nei due documenti non è obbligatoria ma in ogni Contratto di Associazione è indispensabile prevedere almeno 2 organi (l'Assemblea dei soci e gli Amministratori), in via facoltativa un organo di controllo (di solito chiamato Collegio dei Probiviri) e definire:

    Molte associazioni registrano solo un generico atto costitutivo contenente i sopracitati elementi essenziali e rimandano a successivi accordi l'elaborazione di uno Statuto dettagliato.
    ONLUS: Per le Organizzazioni non lucrative di utilità sociale è indispensabile che lo statuto contenga le clausole previste dal decreto legislativo n. 460 del 1997, come p. es. la locuzione "Organizzazione non lucrativa di utilità sociale" (o l'acronimo "ONLUS") accanto al nome dell'associazione.

    Per registrare ciascun atto servono 2 copie (una terza copia è facoltativa: 1 copia resta al Registro le altre vengono restituite), 2 marche da bollo (*nota) da 20.000 Lire e 200.000 Lire di costi di registrazione. (cfr Imposta di Registro DPR 131/86) Una copia la tiene l'Ufficio del Registro e 2, bollate e registrate, vengono restituite all'associazione.
    (*nota) Secondo la legge i fogli su cui scrivere l'atto DEVONO essere fogli di protocollo (A3 piegato a metà) di 4 pagine, ogni pagina DEVE avere 25 righe, e in ogni riga DEVONO stare tot sillabe, i margini non devono essere superati ecc.
    Nell'era del computer e delle stampanti, gli ufficiali giudiziari si regolano facendo pagare una marca da bollo ogni 4 pagine A4 (cioè per 5 pagine servono 2 marche da bollo), e verificando a occhio che i margini siano più o meno giusti e che il font non sia troppo piccolo. Alcune persone si sono viste rifiutare il foglio perchè andava riscritto con font più largo.
    Le ONLUS Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, in virtù del 460dlv97#22, pagano sempre 250.000 Lit per la registrazione di statuti, atti costitutivi e atti relativi a acquisti o affitti di immobili, e non sono soggette al bollo (N.B.: per evitare il bollo è però necessario che all'inizio o alla fine dell'atto sia esplicitamente scritto "atto esente in modo assoluto dall'imposta di bollo ai sensi del 642dpr72.htm#27bis@B".
    Per usufruire del regime agevolativo previsto dal decreto legislativo n. 460 del 1997, l'associazione dovrà iscriversi all'anagrafe delle onlus, inviando (come piego raccomandato) alla Direzione Regionale delle Entrate la comunicazione (scritta sull'apposito modulo) prevista dall'art. 11 dello stesso decreto legislativo. In seguito, la onlus potrà ottenere dalla Direzione Regionale delle Entrate un certificato di iscrizione che consente di ottenere varie agevolazioni (p.es. l'esenzione dalle imposte di bollo sul conto corrente bancario, ecc.).

    Altre esenzioni dall'imposta di Registro vi sono per alcuni Enti non Commerciali in possesso di Personalità Giuridica: DLgs 346/90 art55




  3. Che differenza c'è tra la scrittura privata e quella pubblica?


    Come abbiamo detto, se la costituzione avviene sotto la supervisione di un notaio e l'atto viene registrato, essa ha pubblica fede ed è denominata atto pubblico, altrimenti è una scrittura in forma privata.
    La scrittura privata, secondo il codice civile, vincola i firmatari e vale nei confronti di terzi fintanto che i firmatari riconoscono la propria firma. Per evitare scherzi da parte dei firmatari si ricorre all'atto pubblico, che prevede l'autentica delle firme dal notaio (il quale autenticando le firme certifica anche la coerenza e la conformità dell'atto con la legge) e la registrazione.
    La differenza materiale sta innanzitutto nei costi: il notaio costa circa 500.000 lire. La differenza sostanziale sta nel fatto che solo con un atto pubblico è possibile, in futuro, chiedere il Riconoscimento e diventare quindi Persona Giuridica. [Serv.Consulenze]


  4. A cosa serve registrarsi all'Ufficio del Registro?


    In primo luogo, secondo l'art. 2704 del Codice Civile la scrittura privata (cioè non autenticata dal notaio) - che, come scritto negli artt. precedenti, può essere imposta a terzi, mentre ai firmatari solo finché essi ammettono la loro firma - non ha nessuna possibilità di essere imposta a terzi per quanto riguarda la data, a meno che la scrittura non sia stata registrata, e in quel caso vale come data la data di registrazione. Nel caso di una associazione la registrazione di una scrittura privata non autenticata serve non tanto per vincolare i soci (per quello servirebbe l'autentica della firma) ma piuttosto per evitare che un estraneo si appropri del nome e del simbolo dell'associazione.
    In secondo luogo, le associazioni politiche, sindacali, di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica possono svolgere attività a pagamento verso i propri soci senza che tali attività siano considerate commerciali, ma solo se lo statuto o atto costitutivo è redatto sotto forma di atto pubblico e/o scrittura privata autenticata e/o scrittura privata non autenticata ma registrata.
    In terzo luogo, la forma dell'atto pubblico e/o scrittura privata autenticata e/o scrittura privata non autenticata ma registrata è indispensabile per ottenere le agevolazioni previste per le ONLUS.


  5. Cos'è l'attività istituzionale?


    E' lo scopo ideale dell'associazione. Esso deve essere un obiettivo di utilità generale/collettiva, e non può essere in alcun modo un'attività economica: non che questa non possa essere esercitata, ma non deve essere lo scopo principale, quindi bisogna evitare assolutamente di inserire tra gli scopi dell'associazione attività "per definizione" commerciali tipo "erogazione di energia elettrica" ecc. (vedi FAQ 22); eventualmente queste attività commerciali "per definizione" possono essere scritte nello statuto in un altro articolo specificando che si tratta di attività strumentali che l'associazione potrà eventualmente svolgere per perseguire lo scopo istituzionale.


  6. L'associazione può avere un Codice Fiscale? A cosa serve?


    Certamente, se è stata costituita in forma scritta (registrata o meno). E' necessario dare comunicazione all'Ufficio delle Imposte Dirette | SUdell'avvenuta "nascita" di questo nuovo soggetto. Questi rilascerà un codice fiscale.
    E' possibile ottenere il CF anche senza essere registrati all'Ufficio del Registro | SU.
    Avere il CF non significa essere una Persona Giuridica e non obbliga alla compilazione della dichiarazione dei redditi!!
    A cosa serve
    Il CF è indispensabile per: Se non fai nulla di tutto ciò il C.F. puoi non chiederlo.
    Secondo [GuidaENC] è necessario richiederlo dopo la costituzione.




  7. A cosa serve e come si ottiene il Codice Contribuente?


    Se si vogliono pagare collaboratori (siano essi dipendenti o autonomi, abituali o occasionali) serve, oltre al codice fiscale, anche il Codice Contribuente;
    Per ottenerlo basta la forma scritta, non chiedono nè atto pubblico nè registrazione, è gratis, lo dà l'Esattoria Comunale.
    [Leigheb]




  8. A cosa serve e come si ottiene la partita IVA?

    La partita IVA è necessaria solo se si svolge attività commerciale abituale (dpr 633/72 art 1 e 5).
    Non è necessaria per alcune attività escluse dal campo di applicazione dell'imposta:


    Una cosa è certa, se si è in possesso di partita IVA si diventa automaticamente un soggetto che esercita attività commerciale abituale, e si è costretti ad applicare la normativa IVA per qualsiasi prestazione di tipo commerciale, anche se effettuata una volta sola.
    Come si ottiene: fare domanda all'Ufficio IVA | SU con il modulo AA7/6 ... aspetto integrazioni. Chi possiede P. IVA deve aprire un Conto Fiscale (cfr. DM 567/93; L 413/91 art78)

    Per le organizzazioni di volontariato, la circolare n. 217/E del Ministero delle Finanze del 30 novembre 2000 ha chiarito che:

    Per le onlus, le agevolazioni (comprese quelle che prevedono l'esenzione dell'IVA) spetteranno con riferimento a tutte le operazioni effettuate a partire dalla data di presentazione della comunicazione prevista dall'art. 11 del D.Lgs. 460/97 (vedi FAQ 2).




  9. È una Persona Giuridica? Differenza tra associazione Riconosciuta e non.


    No, in generale un'associazione non è riconosciuta come Persona Giuridica per il diritto privato. Questo significa che l'associazione non è obbigata a possedere un patrimonio, che puo' accettare solo donazioni di modico valore e che le responsabilità legali sono esclusivamente a carico del Presidente (o degli amministratori); (es. per risolvere eventuali debiti dell'associazione, i creditori possono rivalersi sul patrimonio del presidente).
    Facendo domanda di Riconoscimento (seguendo la procedura indicata nell'articolo 14 del Codice Civile), una associazione può acquisire Personalità Giuridica (e quindi scaricare il presidente delle responsabilità prima citate) ma è necessario che abbia un patrimonio, che sia stata fondata tramite atto pubblico. [Serv.Consulenze]


  10. "senza scopo di lucro" è sinonimo di "volontariato"?


    Qui ci troviamo di fronte ad un grossissimo e sbagliatissimo luogo comune. La dicitura "senza scopo di lucro" non significa affatto che tutti i membri dell'associazione debbano essere volontari. Tale dicitura è implicita nella definizione di associazione che deve avere come fine il raggiungimento di un beneficio collettivo e si contrappone a quella di società commerciale che prevede come finalità essenziale "l'esercizio di un'attività economica allo scopo di dividerne gli utili".
    (nel Codice Civile si possono trovare degli approfondimenti)
    Un'associazione, come una normale società, avrà delle entrate (offerte, eventuali incassi commerciali...) e delle uscite monetarie (spese, paghe ecc.): quello che avanza è detto utile. La differenza fondamentale sta nel modo in cui viene gestito questo utile. In una società l'utile viene ridistribuito ai soci/azionisti, nelle associazioni questo non può essere fatto (CC art 2247); l'utile deve essere reinvestito nella attività dell'associazione (caso tipico è di girarlo nel Fondo di riserva indivisibile e utilizzarlo negli anni successivi).


  11. Cosa significa "Organizzazione di Volontariato"?
    Domanda non riguarda le ONLUS


  12. Come si diventa Organizzazione di Volontariato o ONLUS?


    L'associazione, diventando una ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) o una Organizzazione di Volontariato, può approfittare di numerose facilitazioni di tipo economico e fiscale, ottenere più facilmente contributi, partecipare ai bandi pubblicati periodicamente dallo Stato e dagli Enti Locali. Tuttavia l'associazione deve caratterizzare la propria azione non per il vantaggio dei propri soci, bensì per fini di solidarietà sociale, oltre a rispettare vari requisiti:

    ONLUS




  13. OdV: Cosa comporta iscriversi all'albo regionale? Come assicurare i propri soci?
    Domanda non riguarda le ONLUS


  14. OdV: Come gestire la flessibilità dell'orario di lavoro previsto dalla legge 266/91 art.17?
    Domanda non riguarda le ONLUS


  15. Può accettare donazioni? Cosa sono le donazioni di modico valore?

    Premettiamo che il codice civile definisce la donazione come un atto con il quale il donante arricchisce chi riceve per spirito di liberalità, e che la liberalità è una donazione. I sinonimi che si incontrano nella normativa sono: erogazioni liberali, oblazioni, offerte libere.
    Un associazione non riconosciuta può accettare solo donazioni (somme in denaro o altri beni mobili) di modico valore. Il modico valore del bene donato si valuta soprattutto in rapporto alle condizioni economiche del donante [Codice Civile art 783], in questa figura possono quindi rientrare anche notevoli somme di denaro se il donante è una persona facoltosa.
    Il modico valore deve essere comunque inferiore a 10 Milioni di Lire: questa è una nostra interpretazione del TU sulle donazioni (tariffa annessa al D.Lgs. 346/90) perche corrisponde alla cifra per la quale il ricevente non deve pagare tasse. Se la donazione supera i 10 MLit l'associazione dovrà chiedere il riconoscimento (l'associazione riconosciuta può accettare qualunque tipo di donazione), oppure essere una Org. di Volontariato, ONG o una ONLUS.
    Il soggetto che fa una donazione non può inserire la somma nella Dichiarazione dei Redditi come "costi sostenuti" (per pagare meno tasse), cosa viceversa possibile se si trattasse di una "sponsorizzazione". Può però detrarla dal reddito se l'associazione ricevente rientra in alcune ben determinate categorie (ONG, OdV e ONLUS, Ente religioso, associazioni culturali riconosciute che operano nel campo dei Beni Culturali, ecc.).
    Le ONLUS possono accettare una donazione senza chiedere necessariamente il riconoscimento, permettendo tra l'altro al donante la detrazione dal reddito fino ad un importo di 4 milioni, purché il versamento sia effettuato tramite banca o ufficio postale.




  16. Può acquistare immobili (o beni mobili registrati)?


    Si, se è in possesso di codice Fiscale. Nel caso più comune di associazione non riconosciuta il bene sarà intestato all'associazione tramite il suo rappresentante legale (Presidente, cfr L 52/85). Il bene è realmente di proprietà dell'associazione. Il "prestanome" non possiede alcun diritto di proprietà.


  17. Quali sono gli obblighi da espletare dopo il rinnovo delle cariche (Presidente ecc..)?


    In un associazione non riconosciuta, dotata di Codice Fiscale, l'elezione di un nuovo Presidente deve essere comunicato all'Ufficio delle Imposte Dirette | SU, che provvede a modificare i dati del rappresentante (senza alcuna spesa) inseriti nel fogliettino blu del Codice Fiscale. In generale se cambia qualcosa (sede, presidente ecc.) il CF va corretto, e il discorso vale anche per la registrazione che va rifatta se l'atto registrato viene modificato.


  18. Cos'è un "Ente non Commerciale"?


    E' la figura fiscale che definisce le associazioni, le fondazioni, i club, i comitati e gli Enti pubblici. Con questa denominazione si vuole sottolineare che l'attività principale non deve essere un'attività commerciale. Questo non significa che non sia possibile esercitare attività commerciale.


  19. Quali sono i libri sociali/contabili obbligatori? Devono essere vidimati?

    Nessuno. Le associazioni non sono obbligate a tenere i verbali né durante le assemblee né tantomeno durante le riunioni del Consiglio Direttivo. Anche se sarebbe una buona cosa farlo. Lo stesso si può dire anche per il registro dei soci e gli altri libri sociali e contabili.

    Le cose cambiano se l'associazione svolge attività commerciali occasionali oppure raccolte pubbliche occasionali di fondi tramite offerte libere o anche offerte di beni e servizi di modico valore; per questi due casi vedi alla FAQ relativa alle attività occasionali. Se poi l'associazione svolge attività commerciali abituali, allora la disciplina è diversa a seconda del tipo di associazione e del volume dei proventi:

    1. Se le entrate da attività commerciali non superano i 30 milioni (relativamente alle attività di prestazione di servizi) ovvero lire 50 milioni (negli altri casi), l'associazione può usare il sistema forfettario normale. In questo caso pagherà l'IRPEG sul 6% dei ricavi, non potrà scaricare l'IVA pagata a fornitori o professionisti, mentre potrà trattenere 1/3 dell'IVA caricata su altri quando svolge una prestazione a pagamento. Come libri contabili l'associazione userà il libro IVA ultrasemplificato dei contribuenti minimi.
    2. Per una associazione che è anche una ONLUS, se i proventi annuali complessivi (istituzionali+connessi) non superano i 100 MLit e quelli delle attività connesse non superano i 30 MLit (relativamente alle attività di prestazione di servizi) ovvero lire 50 Mlit (negli altri casi), gli adempimenti contabili possono essere assolti:
      • per le attività istituzionali: redigendo solo un rendiconto finale, entro 4 mesi dalla chiusura dell'esercizio, in cui siano segnate in modo chiaro e trasparente le entrate e le uscite complessive, corredato da una relazione illustrativa, tenuto su un libro vidimato all'Ufficio del Registro | SU;
      • per le attività connesse: col metodo forfettario normale, con il libro IVA ultrasemplificato dei contribuenti minimi.
    1. Se le entrate da attività commerciali non superano i 100 MLit ma superano i 30 milioni (relativamente alle attività di prestazione di servizi) ovvero lire 50 milioni (negli altri casi), l'associazione può usare ancora il sistema forfettario normale, ma non potrà usare il libro IVA ultrasemplificato dei contribuenti minimi (dovrà tenere la contabilità semplificata).
    2. Per una associazione che è anche una ONLUS, se i proventi annuali complessivi (istituzionali+connessi) non superano i 100 MLit ma quelli delle attività connesse superano i 30 milioni (relativamente alle attività di prestazione di servizi) ovvero lire 50 milioni (negli altri casi), gli adempimenti contabili possono essere assolti:
      • per le attività istituzionali: redigendo solo un rendiconto finale, entro 4 mesi dalla chiusura dell'esercizio, in cui siano segnate in modo chiaro e trasparente le entrate e le uscite complessive, corredato da una relazione illustrativa, tenuto su un libro vidimato all'Ufficio del Registro | SU;
      • per le attività connesse: col metodo forfettario normale, ma non potrà usare il libro IVA ultrasemplificato dei contribuenti minimi (dovrà tenere la contabilità semplificata).
    1. Se le entrate da attività commerciali superano i 100 MLit ma sono inferiori a 360 MLit (relativamente alle attività di prestazione di servizi) ovvero 1 GLit (negli altri casi), allora l'associazione può usare il sistema forfettario modificato (pagherà l'IRPEG sul 25% dei ricavi per prestazione di servizi, oppure sul 15% per altri ricavi), tenendo la contabilità semplificata.
    2. Per una associazione che è anche una ONLUS, se i proventi annuali complessivi (istituzionali+connessi) superano i 100 MLit e quelli delle attività connesse sono compresi tra i 30 milioni e i 360 MLit (relativamente alle attività di prestazione di servizi) ovvero tra 50 milioni e 1 GLit (negli altri casi), gli adempimenti contabili possono essere assolti:
      • per le attività istituzionali: redigendo scritture contabili cronologiche e sistematiche atte a esprimere con compiutezza e analiticità le operazioni poste in essere in ogni periodo di gestione (in pratica redigendo il libro giornale), e redigere entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio annuale un apposito documento (in pratica il bilancio) con la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'organizzazione, distinguendo le attività direttamente connesse da quelle istituzionali (le Org. di Vol. invece possono continuare a fare il rendiconto complessivo);
      • per le attività connesse: col metodo forfettario modificato e la contabilità semplificata.
    1. Se i proventi sono ancora più alti ci vuole la contabilità ordinaria.



  20. Quando e come deve rilasciare ricevute?

    In sintesi quando una associazione riceve soldi (quote e contributi associativi, donazioni, corrispettivi per attività non commerciali o per attività commerciali occasionali), dovrà rilasciare, se richiesta, una ricevuta.

    Se l'associazione svolge attività commerciale abituale (ed è quindi dotata di partita IVA) dovrà rilasciare, se richiesta, la fattura, o altrimenti lo scontrino o la ricevuta fiscale. A questo obbligo di documentazione delle entrate esistono tre eccezioni:

    Le ricevute (quietanze) emesse da associazioni politiche, sindacali, di categoria, religiose, assistenziali, culturali e sportive per la riscossione di quote e contributi associativi sono esenti dall'imposta di bollo in modo assoluto (art. 7 tabella B, D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 642 come modficato dal D.P.R. 30 dicembre 1982 n. 55), mentre le altre ricevute sono soggette al bollo di 2.500 Lit se la somma versata è superiore a 150.000 Lit (art. 13 nota 2a tariffa annessa al D.M. 20 agosto 1992 e succ. mod. cfr anche DPR 642/72 art8 allegato B). In questi casi un foglio intestato recante l'indicazione del ricevente e della cifra pagata può essere sufficiente.

    Se l'associazione emette un pagamento ad un collaboratore abbiamo diversi casi:




  21. Può pagare i propri soci o assumere personale?


    Vista la risposta 10, la prima parte del quesito ha risposta affermativa: cioè è possibilissimo pagare il lavoro dei soci (bisogna avere oltre al Codice Fiscale anche il Codice Contribuente) , tuttavia ci sono dei limiti per alcune categorie di associazioni:


    Ecco comunque alcune indicazioni per retribuire chi svolge un lavoro per l'associazione:
    1. Per le prestazioni occasionali di lavoro autonomo (collaboratori occasionali):
      • se il compenso è inferiore a 50.000 Lire l'associazione non deve trattenere ritenute, ma solo annotare il pagamento in un registro anche a fogli mobili, e poi non ho alcun altro obbligo (DPR 600/73 art. 25 comma 3) a parte quello relativo all'IRAP;
      • il rimborso forfettario di 65.000 Lire/giorno agli atleti dilettanti da parte delle società sportive è trattato come il compenso per prestazione occasionale di lavoro autonomo inferiore alle 50.000 Lire;
      • se invece il compenso supera 50.000 Lire e l'associazione non tiene la contabilità ordinaria, tratterremo il 20% che dovremo versare in banca, all'esattoria o alla posta tramite il modello F24 entro il 15 del mese successivo; annoteremo il pagamento in un registro anche a fogli mobili; l'anno dopo compileremo il mod. 770-UNICO (nel quale per chi ha preso compensi superiori alle 50.000 Lire vanno segnati anche i compensi inferiori); se il compenso è relativo alle attività istituzionali dell'associazione, pagheremo anche l'IRAP (4,25%) e compileremo il relativo quadro del modello UNICO;
      • se il compenso supera 50.000 Lire e l'associazione tiene la contabilità ordinaria, dovremo anche compilare i libri contabili per i collaboratori.
    2. Per le prestazioni di lavoro autonomo da parte di professionisti:
      se chiediamo una prestazione ad un professionista con partita IVA, nella fattura saranno riportate varie voci che potrebbero creare dubbi e conflitti, e quindi le descriviamo in un esempio:
      • supponiamo di aver concordato con un sociologo un compenso di 100.000 Lit; l'importo ufficiale del sociologo è: ----> 100.000 Lit.
      • il sociologo dovrà versare all'INPS il 12%, quindi 12.000 Lit; la legge però consente al sociologo di caricare sull'associazione il 4% (=4.000 Lit), e quindi si raggiunge la cifra: ----> 104.000 Lit.
      • dopodiché il sociologo calcola l'IVA del 20% su queste 104.000 Lit, che fa 20.800 Lit, e quindi si ha: ----> 124.800 Lit.
      • questo è il costo totale della prestazione che l'associazione pagherà, tuttavia al sociologo va solo una parte; infatti lo stesso 20% come calcolato prima (=20.800 Lit) va trattenuto dall'associazione e versato come ritenuta d'acconto IRPEF, e al sociologo va il resto: ----> 104.000 Lit.
      Alla fine dell'operazione, l'associazione ha pagato 124.800 Lit, di cui 20.800 Lit versate al Min.Fin. con il modello F24, e 104.000 Lit al sociologo. Il sociologo dovrà versare poi 20.800 Lit come IVA e 12.000 Lit all'INPS, per cui sulle 122.800 Lit totali pagate dall'associazione, nelle tasche del sociologo vanno solo 71.200 Lit (questo spiega tente cose!). L'anno successivo l'associazione dovrà compilare il mod. 770-UNICO. La fattura che farà il sociologo sarà scritta così:

      prestazione .........L. 100.000
      rivalsa INPS 4%L. 4.000
      ------------
      L. 104.000
      rit. acc. 20%L. 20.800
      ------------
      L. 83.200
      IVA 20%L. 20.800
      ========
      L. 104.000

    3. Per i collaboratori coordinati e continuativi (che sono esclusi da IVA) dovremo trattenere il 20% di ritenuta d'acconto che verseremo con CCP entro il 15 del mese successivo, poi calcoleremo il 12% del 95% dell'imponibile IRPEF, che andrà versato all'INPS. Di questo 12%, 1/3 va trattenuto al lavoratore e il resto lo mette l'associazione-datore di lavoro. L'anno successivo pagheremo l'IRAP, e compileremo il modello UNICO.
    4. Infine, se l'associazione ha dipendenti dovrà tenere il libro paga e il libro matricola, contributi, INAIL, ecc.



  22. Cos'è considerato attività commerciale?


    La risposta alla domanda è argomento molto delicato in quanto le leggi sono molto contorte, ci sono leggi, eccezioni, eccezioni alle eccezioni ecc.
    Comunque ci provo. E' considerata commerciale: In generale, l'attività non è considerata commerciale se la cessione di beni, anche nuovi, non avviene in cambio del pagamento di un prezzo specifico ma sotto forma di contributo libero (offerta); non può esserci una cifra minima, l'offerta deve essere a tutti gli effetti una libera erogazione.
    Esistono poi delle clausole specifiche; l'attività non è considerata commerciale se la cessione di beni (anche in cambio del pagamento di un prezzo specifico):
    1. viene svolta da associazioni politiche, sindacali, di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale, di formazione extrascolastica, nei confronti dei propri soci (o di soci che fanno parte di una unica organizzazione locale o nazionale -penso alle ACLI, ARCI...-) se l'oggetto di vendita non è nuovo e l'attività rientra tra gli scopi istituzionali dell'associazione;
    2. riguarda la somministrazione ai soci di alimenti e bevande effettuata ai soci dalle associazioni di promozione sociale riconosciute dal Ministero dell'interno all'interno della sede sociale;
    3. riguarda l'organizzazione di viaggi e soggiorni turistici per i soci effettuata dalle associazioni religiose, politiche, sindacali e di categoria;
    4. riguarda la cessione di pubblicazioni di associazioni politiche, sindacali, di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale, di formazione extrascolastica purché le cessioni avvengano prevalentemente nei confronti dei soci.
    Tranne per le associazioni religiose, per tutte le altre queste clausole valgono a patto che lo statuto:
    Vedi anche il D.P.R. 460/97 art. 5 e le Leggi 537/93 art.14 c. 14 e 287/91 art. 6 c. 3.
    Cfr. Articolo 111 commi 1 2 e 3 Testo Unico delle Imposte sui Redditi.



  23. Può svolgere attività commerciale? Deve iscriversi al REA?


    Si, l'esercizio di attività commerciali (vendita o prestazione di servizi) è consentito alle associazioni. L'attività deve rientrare nelle attività istituzionali dell'associazione direttamente o indirettamente (reperire fondi per raggiugere il fine istituzionale).
    Deve pero' sottostare a tutte le regole proprie dell'attività commerciali: aprire Partita IVA, avere le eventuali licenze, pagare le imposte IRAP e IRPEG.
    Un' associazione che eserciti attività commerciale ha l'obbligo di iscrizione al REA (Registro Economico Amministrativo) della Camera di Commercio .


  24. Può svolgere vendite in bancarelle ambulanti?

    La legge, pare, consente questa vendita a patto che si sia in possesso di licenza di vendita ambulante e se svolta in maniera abituale essa imporrebbe anche il rilascio dello scontrino fiscale (con alcune eccezioni).
    La prassi sembra invece confermare che un'attività di questo tipo possa essere svolta (o sia tollerata?) senza possedere la licenza di vendita ambulante o altri requisiti specifici se svolta saltuariamente (il ricavato netto va comunque dichiarato nel modello UNICO nella pagina "Redditi Diversi").
    Per le associazioni già in possesso di partita IVA e di licenza di vendita in un negozio, lo svolgimento di attività commerciali esterne deve essere comunicato all'Ufficio IVA | SU ogni volta, oppure deve essere comunicato una sola volta all'inizio di ogni anno.




  25. Può organizzare spettacoli, giochi, balli, recite, concerti?

    Sì, in generale un'associazione può organizzare spettacoli e intrattenimenti. Anzi, l'imposta non è dovuta per attività svolte occasionalmente dalle onlus o da associazioni politiche, sindacali, di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica (purché lo statuto o atto costitutivo abbia le caratteristiche descritte alla FAQ 2), in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione (art. 23 D.Lgs. n. 460/97).
    Per ottenere l'esenzione è necessario comunicarlo in anticipo all'ufficio SIAE competente, e redigere un apposito e separato rendiconto finale, entro 4 mesi dalla chiusura dell'esercizio, in cui siano segnate in modo chiaro e trasparente le entrate e le uscite complessive (proprio come per ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione descritte alla FAQ 31), corredato da una relazione illustrativa, tenuto su un libro vidimato all'Ufficio del Registro | SU.
    Un'altra disposizione interessante (valida dal 1 gennaio 2000) è quella che prevede per qualunque organizzatore la riduzione del 50% dell'imposta quando l'iniziativa è per beneficenza a favore di una onlus o un ente pubblico (art. 5 D.Lgs. n. 60/99). In tal caso è necessario che: l'organizzatore non organizzi iniziative di questo genere per più di 12 giornate l'anno; per lo meno i due terzi dell'incasso (al netto delle imposte) sia devoluto in beneficenza; l'organizzatore comunichi in anticipo l'iniziativa all'ufficio SIAE e rediga un apposito e separato rendiconto di entrate e uscite.
    Ogni qual volta il luogo dello spettacolo è aperto al pubblico, il personale SIAE può accedere per verificare il rispetto della normativa; il locale associativo in cui avviene lo spettacolo viene considerato "non aperto al pubblico" quando vi si accede esclusivamente dall'interno della sede sociale, nella quale l'ingresso deve essere rigorosamente riservato ai soci.
    Attenzione: nonostante la riduzione o l'esenzione dall'imposta sugli spettacoli, restano pur sempre da pagare i diritti d'autore!




  26. OdV:Come si identificano le attività commerciali marginali?
    Domanda non riguarda le ONLUS


  27. Può gestire un negozio che non sia soltanto uno spaccio per soci?


    Si, è possibile. Attendo dettagli da qualcuno! Deve pero` aprire Partita IVA, tramite un Preposto iscriversi al REC, pagare le imposte IRAP e IRPEG; puo` adottare la contabilità semplificata se il fatturato è inferiore a 360 milioni, o anche scegliere per l'opzione forfettaria se il fatturato non supera lire 119.892.000 (1996; cifre adeguate ogni anno in base al costo della vita).




  28. Deve pagare le tasse? Quali? E Come?


    Deve pagare l'IRPEG? Sì, (cfr. DPR 917/86 art. 87.c1.c) se riceve un reddito imponibile (37% DPR 917/86 artt. 89;91; previste riduzioni per alcuni Enti solo se Persone Giuridiche DPR 601/73 art. 6) e se non gode delle agevolazioni riservate alle ONLUS. [vedi risposte precedenti]
    Schematicamente:
    Nel caso delle ONLUS il regime agevolativo previsto dal decreto legislativo n. 460 del 1997 si applica fin dall'inizio del periodo d'imposta nel corso del quale è effettuata la comunicazione (vedi FAQ 2) prevista dall'art. 11 dello stesso decreto.
    Inoltre le attivitą istituzionali svolte dalle ONLUS non costituiscono esercizio di attivitą commerciali. I proventi derivanti dall'esercizio delle attivitą direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile. Relativamente a dette attivitą non sussiste obbligo di dichiarazione. Non devono essere dichiarati i redditi di capitale, che sono assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta. Pertanto, le ONLUS sono tenute alla presentazione della dichiarazione dei redditi soltanto in presenza di redditi fondiari e di redditi diversi.

    Deve pagare l'IVA? Sì, a meno che si tratti di attività occasionali.

    Deve pagare l'IRAP? Sì, perché l'IRAP colpisce tutti gli enti non commerciali, anche quelli che non svolgono neanche occasionalmente attività commerciali! Le associazioni dovranno pagare, per quanto riguarda le attività istituzionali, il 4,25% su tutte le retribuzioni per il personale dipendente o per i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, sui compensi per collaborazione coordinata e continuativa e sui compensi per attività occasionali di lavoro autonomo; per le attività commerciali dovrà essere svolto un calcolo diverso.

    Come?
    Dal 1 gennaio '98 le associazioni che praticano attività commerciali sono obbligate, per legge, a tenere una Contabilità Separata per le attività istituzionali (non tassate) e per quelle commerciali (tassate); inoltre molte associazioni che svolgono attività commerciale in modo abituale si appoggiano ad un commercialista. Chi volesse fare da sè, deve affrontare la compilazione del modello UNICO(relativo agli Enti Non Commerciali).
    Il modulo è reperibile gratuitamente presso gli Uffici delle Imposte Dirette con le relative istruzioni (esperienza provata dal sottoscritto), oppure scaricando le immagini dei moduli nel sito del Ministero delle Finanze: http://www.finanze.it
    Alcuni suggerimenti:

    Dopo averlo compilato, presso l'Esattoria (vi verrà assegnato il Codice Contribuente che poi userete anche negli anni seguenti) compilare il modulo F24 di pagamento IRPEF / IRAP e pagare il dovuto. Infine spedire all'Ufficio delle Imposte Dirette | SU o al Centro di Servizi a voi più vicino, il modello UNICO e le ricevute dei pagamenti, ENTRO IL 30 GIUGNO!!




  29. Cos'è la contabilità separata?


    E' la modalità con cui le associazioni che svolgono attività commerciale sono obbligate (cfr. DLgs 460/97 art.3 ) a tenere la contabilià e consiste nel tenere in modo distinto gli incassi e le spese proprie dell'attività commerciale dalle entrate e uscite dell'attività istituzionale.
    Si differenzia dalla contabilita unica perchè facilita la distinzione delle spese deducibili dal reddito dell'attività commerciale e quelle non deducibili. Nella contabilità Unica le cose sono molto piu' complicate, se ne puo' avere un'idea dal Testo Unico 917dpr86.htm#109,2 .


  30. Esiste un software per gestire la contabilità di associazioni?


    SI, ce ne sono 5 o meglio 4 e mezzo:
    I primi tre sono una novità del 1999; non ho ancora avuto modo di provarli.
    Dalla descrizione, il primo promette molto bene. Cito il msg di presentazione che ho ricevuto: "il software per la contabilità non-profit, è progettato per una larga diffusione e un costo basso (il solo aggiornamento, intorno alle 100'000 lire/anno, cifra indicativa)". Informazioni dettagliate su www.jalog.com/chiaro.htm oppure scrivete direttamente all'autore Marco Pedroni.

    Il secondo pacchetto che m'e' stato segnalato è "ASSOCIAZIONI no-profit" della Gensoft su www.gens.it/ita/catalogo/genio2000/B359.html per informazioni scrivere a gensoft. Non ci sono dimostrativi. e non e' prelevabile direttamente da internet ma occorre ordinarlo. Il costo di Associazione no-profit è di L. 69.900.

    Il terzo è prodotto da PuntoBLU Software no profit non so altro, visitate il sito www.puntoblu.it

    Il quarto è questo descritto da Giancarlo Barbini: "...la nostra ass.ne ha realizzato un programma di gestione amministrativa ed archiviazione con tutte le specifiche di Bilancio 3.0 di cui si parla nella FAQ. Chiediamo trecentomila lire di rimborso spese, licenze etc.
    Gira in ambiente Windows, chi fosse interessato può contattarci al nostro indirizzo email: empenta@tin.it"
    . Ho potuto visionare una versione dimostrativa del programma e qui potete trovare qualche commento.

    Il "mezzo" è un ricordo di alcuni anni fa sulle conferenze di PeaceLink, di un software sviluppato da Igor Falcomatà che poteva essere richiesto per una prova gratuita.
    Ora l'autore e il suo programma non sono piu' rintracciabili. Riporto qui una breve descrizione dell'autore, per chi volesse approfondire le ricerche: Il programma BILANCIO (ver. 3.0) permettette di gestire elenchi di entrate/uscite (data, descrizione, importo, codice di riferimento, note).

    Infine segnalo il pacchetto StarOffice di software per ufficio (non specifico per la contabilita'), tipo Microsoft "Office", che viene distribuito gratuitamente -leggere licenza- dalla SUN microsystems www.sun.com/staroffice.
    Dato che il mondo dell'associazionismo e' notoriamente a corto di soldi, mi sembra utile segnalarlo.




  31. Quali sono gli obblighi contabili per chi effettua occasionalmente raccolte di fondi o altre attività a pagamento?


    Ripetiamo, se l'attività è occasionale l'associazione non deve né avere Partita IVA né rilasciare fatture. La normativa poi distingue due tipi di attività occasionali, che sono anche disciplinate in modo diverso.
    Innanzitutto la raccolta pubblica occasionale (in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione) di fondi tramite offerte libere o anche scambi, offerte o cessioni di beni di modico valore (il DLgs 460/97 e su questo punto ambiguo) non è più considerata commerciale, è esclusa da IVA e esente da qualsiasi tributo. Tuttavia l'associazione dovrà redigere un apposito e separato rendiconto finale, entro 4 mesi dalla chiusura dell'esercizio, in cui siano segnate in modo chiaro e trasparente le entrate e le uscite complessive per ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione, corredato da una relazione illustrativa, tenuto su un libro vidimato all'Ufficio del Registro | SU. In conclusione, l'associazione non deve né avere Partita IVA né rilasciare fatture, non è tenuta a conservare le fatture che riceve per documentare le spese, né a compilare il mod. UNICO.
    Gli altri tipi di attività occasionale a pagamento (ad esempio la prestazione occasionale di un servizio ad un terzo non socio che paga per la prestazione ricevuta) restano commerciali; l'associazione dovrà allora conservare le fatture che riceve per documentare le spese (come costi dell'attività), dichiarerà costi e ricavi nel modello UNICO (redditi diversi) e sulla differenza (utile) lascierà il 53,2% (ILOR=16,2% +IRPEG=37,0%) in tasse allo Stato!!! Inoltre l'associazione dovrà "annotare in un apposito registro l'ammontare globale delle entrate e delle uscite relative a tutte le operazioni effettuate nella prima e nella seconda metà di ogni mese ed eseguire nel registro stesso, entro il termine stabilito per la presentazione della dichiarazione annuale, l'annotazione del valore delle rimanenze" (D.P.R. n. 600/1973 art. 18 c. 2 e 3).


  32. Come funziona l'opzione forfettaria per il pagamento delle tasse?


    Si riferisce alle leggi 398/91 e 66/92 Riporto qui la splendida spiegazione di Claudio Di Blasi inviata nella conferenza telematica Associazionismo di PeaceLink:

    Per usufruire di tale normativa occorre mandare una dichiarazione all'Ufficio delle Imposte Dirette | SU e per conoscenza all'Ufficio IVA | SU da cui si dipende in cui si dichiara appunto di voler usufruire delle facilitazioni previste dalla legge.

    VANTAGGI DELLA NORMATIVA IN QUESTIONE:

    1. nessun libro contabile da conservare, vidimare, aggiornare;
    2. ci si tiene un terzo dell'IVA che si riceve quando si emette fattura per vendita di beni e servizi (poi spiego perchè)

    OBBLIGHI DELLA NORMATIVA
    1. aprire la partita IVA (100.000 lire annue per associazioni senza fini di lucro);
    2. conservare le fatture emesse;
    3. versare un terzo dell'IVA che si riceve con l'emissione di fatture all'Ufficio IVA | SU o all'ufficio SIAE da cui si dipende (anche in questo caso occorre fare una serie di carte e versare una cauzione di circa 100.000 lire una tantum) entro 5 giorni dall'incasso;
    4. fare la dichiarazione dei redditi derivanti da vendita di beni e servizi come associazione ogni anno, pagando le tasse su una parte (pari al 6%) dei ricavi.

    Come vedete si è in una sorta di regime forfettario agevolato, che pero' non permette di recuperare l'IVA che si paga ad altri, ma su quella che si incassa si tiene circa 1/3 (un terzo si versa alla SIAE o all' Ufficio IVA | SU, un terzo la si versa come tasse).
    Personalmente ho verificato che tale norma è molto comoda, soprattutto per associazioni con giro di vendite di beni e servizi di non grandi dimensioni, tanto è vero che l'Associazione Obiettori Nonviolenti di Bergamo, di cui faccio parte, utilizza questa metodologia da oltre due anni.
    L'unica vera difficoltà è consistita nel convincere gli impiegati dell'ufficio IVA di Bergamo che esisteva questa legge: abbiamo dovuto portargli la Gazzetta perchè non ci credevano!!
    A vostra disposizione [Claudio di Blasi]
    Alcuni indicano il limite di convenienza per questo regime intorno ai 60 milioni di fatturato.




  33. Come funziona la contabilità semplificata?


    Non so, aspetto che qualcuno faccia luce sull'argomento.
    Per ora posso dire:


  34. Come funziona la contabilità ordinaria?


    Non so, aspetto che qualcuno faccia luce sull'argomento.
    Credo che sia molto complicata e che nessuna piccola associazione l'abbia adottata.
    Occorrono i seguenti Libri: Giornale, Inventari, Mastro, Registro ai fini IVA, Scritture di Magazzino, Registro dei beni ammortizzabili, Registro dei beni meccanografici e Scritture dei sostituti d'imposta.
    Cfr. DPR 600/73 artt18;20 - DL 41/95 art29.c1 convertito in L 85/95 Su Internet trovate http://www.andi.net/nazionale/info_fiscali/cont_ordinaria.html


  35. Quali sono le leggi di riferimento per le associazioni ONLUS?


    Per le associazioni in generale:

    Per le ONLUS




  36. Quali sono i testi/libri/riviste di riferimento? Bibliografia.


    Ne esitono parecchi ma secondo me hanno il difetto di prendere la materia a livello troppo "burocratico-formale", mancano risposte precise a domande precise e ciò costringe a noiose e infinite letture.


Il presente testo può essere utilizzato e modificato liberamente, secondo la licenza di distribuzione FDL, rispettando le sezioni non modificabili.

Se avete suggerimenti, critiche, nuovi interrogativi e, possibilmente, anche nuove risposte inviateli (senza attachment, grazie!).


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