UNA LEGGE CONTRO I SOPRUSI DELLE IMPRESE

"Se le grandi ditte fanno fare i palloni ai bambini non è certo colpa nostra" così si difende la Giacomelli Sport di fronte a chi fa sapere di non essere più disposto a tollerare prodotti ottenuti con lo


Il 16 gennaio 1999, un migliaio di persone provenienti da tutta Italia ha sfilato per le strade di Roma per accompagnare una delegazione che si recava dall'on. Violante per consegnargli 160.000 firme e varie delibere a sostegno della petizione popolare denominata "Acquisti trasparenti".

La petizione, promossa nel giugno 1998 da parte del Centro Nuovo Modello di Sviluppo e da Mani Tese, fa parte di un impegno, che dura ormai da anni, a difesa dei diritti fondamentali dei lavoratori e dei bambini. Dopo aver organizzato due campagne (la campagna scarpe giuste nei confronti di Nike e Reebok e la campagna giochi leali nei confronti di Chicco/Artsana), è risultato chiaro che il fenomeno del lavoro minorile e dello sfruttamento disumano dei lavoratori adulti è così dilagante da non poter essere più affrontato con iniziative circoscritte a singole aziende, ma con misure che riguardino tutte le imprese.

Sappiamo che le responsabilità del lavoro minorile e dello sfruttamento dei lavoratori adulti vanno ricercate a vari livelli e che quella degli stati ha un posto di rilievo. Per questo siamo favorevoli all'inserimento di alcune clausole sociali all'interno del Accordo internazionale sul commercio per condizionare gli stati che violano i diritti umani e sindacali sul piano commerciale. Ciò non di meno non dobbiamo dimenticare la responsabilità delle imprese che di proposito trasferiscono la produzione in quelle parti del mondo dove i diritti dei lavoratori sono più trasgrediti. Ecco perché abbiamo organizzato una campagna di raccolta firme per ottenere una legge che parte da tre presupposti:

1) la violazione delle leggi nazionali e delle convezioni internazionali da parte delle imprese è favorita dalla mancanza di controlli e dall'assenza di meccanismi che consentano ai consumatori di scegliere i beni in base alle condizioni sociali ed ambientali in cui sono stati prodotti;

2) le imprese hanno il potere di far cambiare le cose perché sono loro che gestiscono il gioco.

3) I consumatori possono giocare un ruolo determinante per condizionare le imprese a patto di avere le informazioni sul loro operato.

Per questo chiediamo una legge che preveda:

1 - l'obbligo per le imprese di dare una serie di informazioni di carattere sociale. In altre parole vogliamo che le imprese siano obbligate a pubblicare annualmente una sorta di bilancio sociale nel quale stiano scritte tutte le scelte effettuate dall'impresa in ambito sociale con l'obbligo particolare a dare informazioni dettagliate su tutta la catena dell'appalto e del subappalto con nome cognome e località delle imprese che entrano nella catena;

2 - l'istituzione di un'autorità a difesa del diritto dei consumatori all'informazione sociale. Noi chiediamo che l'autorità:

a) verifichi le dichiarazioni rese dalle imprese

b) abbia potere di comminare multe in caso di dichiarazioni non veritiere

c) abbia potere ispettivo diretto nelle imprese italiane

d) possa avvalersi di tutte le collaborazioni possibili per verificare le condizioni all'estero

e) renda pubbliche tutte le sue ricerche

3 - l'istituzione di un'etichetta sociale gestita dall'Autorità Garante, che serva ad orientare le scelte dei consumatori. Prevediamo un'etichetta che potrebbe chiamarsi QS che recherà il segno positivo (QS+) se è attribuita ad imprese che rispettano i diritti dei lavoratori previsti da una serie di convenzioni. Recherà il segno negativo (QS-) se è attribuita ad imprese che violano uno o più dei diritti suddetti;

4 - l'istituzione di un tavolo di concertazione per il commercio responsabile di cui facciano parte sindacati, associazioni, enti pubblici ed imprese con lo scopo di sostenere tutte le imprese che intendano avviare un programma di rispetto dei fondamentali diritti dei lavoratori.

Noi vogliamo che tutto ciò si trasformi in legge, e le firme che abbiamo consegnato all'on. Violante rappresentano una fase molto importante. Ma solo se continueremo a mantenere alta la pressione sul Parlamento abbiamo qualche possibilità di riuscita. Ricordiamoci, infatti, che la nostra petizione è solo il primo passo di un cammino che si presenta ancora molto lungo.

Per questo i promotori (che nel frattempo sono diventati più numerosi) hanno tracciato un percorso in tre fasi:

1-definizione di un disegno di legge con tutti i gruppi che hanno partecipato alla raccolta delle firme. A questo proposito sono già stati previsti due incontri: uno a Napoli, il 13 febbraio, per i gruppi del Centro-Sud e uno a Bologna, il 20 febbraio, per il Centro-Nord.

2- discussione del nostro disegno di legge con i parlamentari interessati e ricerca di chi è disposto a firmarla.

3- continuazione della pressione popolare per fare avanzare il disegno di legge.

Delle tre fasi quella più delicata è la terza perché i rischi che la proposta non venga discussa o che si areni dopo poco sono tantissimi. Per questo durante questa fase la pressione popolare dovrà riprendere in maniera molto forte.

Noi crediamo nella democrazia, quella vera che non consiste nell'andare a votare una volta ogni cinque anni, ma nel mantenere un contatto costante con i parlamentari che abbiamo eletto per costruire insieme le leggi che devono regolare i rapporti civili ed economici.

E' su questo principio che vogliamo far proseguire la nostra campagna di pressione. Pertanto proponiamo a tutti i gruppi che credono nell'esigenza di una legge che ponga le imprese sotto controllo di mettersi in contatto col Centro Nuovo Modello di Sviluppo per organizzare, a livello locale, la pressione sui parlamentari del proprio collegio, affinché si impegnino per fare avanzare la nostra proposta di legge. Optiamo per questa forma di pressione perché l'esperienza ci dice che la pressione personalizzata è quella che dà maggiori risultati. Le lettere mandate ad un apparato a Roma possono anche finire in mano all'ultimo funzionario che risponde con rassicurazioni di circostanza, ma le lettere mandate a casa del proprio deputato che si concludono con la minaccia di manifestazioni e articoli sulla stampa locale non vanno certo disattese.

Per informazioni scrivere al Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Via della Barra 32, 56019 VECCHIANO (Pisa) tel. 050-826354; fax 050-827165; e-mail: coord@cnms.it


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