Il ‘900. I giovani e la memoria

PROGETTO DESTINATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SECONDARIE DI 2°GRADO
ANNO SCOLASTICO 1998/1999
LEGGE 440/97
CIRCOLARE DEL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE N° 411, 9 OTTOBRE 1998

LA
DICHIARAZIONE
UNIVERSALE
DEI
DIRITTI
DELL’UOMO

a cura del
Liceo Classico "Annibale Mariotti"

Dichiarazione dei Diritti Umani: Luigi Vittoria, Gabriele Petrillo, Simone Trottolini, Leonardo Burchielli
Martin Luther King: Rita Paoletti, Elena Tobia
M. K. Gandhi: Giada Murtas, Chiara Cetra, Eva Bertolini, Simona Bianconi, Beatrice Pomili
Aldo Capitini: Elena Galletti, Francesca Florio, Noemi Furiani, Luisa Cambiotti
Appendice A: Federica Patalacci

Classe Prima E
Insegnante coordinatrice: Paola Chiatti, docente di Storia e Filosofia

web su Aldo Capitini
web dell'Associazione
web della rivista
ASSOCIAZIONE NAZIONALE AMICI DI ALDO CAPITINI





Al sommario del sito











 

LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO

IL CONTENUTO

 

 

Quali sono i diritti

I diritti sanciti nella dichiarazione non sono altro che l’espressione della natura stessa dell’uomo, infatti vi sono delineate le condizioni che permettono all’uomo di essere tale, sviluppando tutte le sue facoltà soddisfacendo le sue esigenze biologiche e spirituali. Ogni uomo nasce libero ed uguale, ogni uomo gode di tutti i diritti senza alcuna discriminazione al colore, alla razza, alla lingua, alla provenienza, alla religione, al sesso all’opinione politica o alla classe sociale. Inoltre ogni uomo ha il diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona. Nessuno può quindi essere ridotto alla schiavitù né tantomeno può essere sottoposto a tortura. Non vi può essere nessun arresto arbitrario né si può essere detenuti o mandati in esilio senza un regolare processo, ogni uomo è considerato innocente fino a quando non sarà provata la sua colpevolezza. Questi diritti sono considerati fondamentali o meglio vengono definiti "diritti di uguaglianza formale"; la novità che troviamo in questa Dichiarazione sono i "diritti sociali" ovvero quei diritti che permettono all’uomo di sposarsi, creare una famiglia, avere una proprietà un lavoro, una giusta ed adeguata retribuzione ed anche riposo, svago e salute. All’uomo deve essere garantito il benessere ed una adeguato tenore di vita per il benessere proprio e della famiglia. Viene sancito il diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità e vecchiaia, il diritto di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico attraverso il godimento dei benefici che esso comporta. Questi diritti sono stati meglio specificati ed enunciati nei patti sui "Diritti economici, sociali e culturali" e nei "Diritti civili e politici", approvati dall’assemblea generale dell’O.N.U. nel 1966.

Da questo quadro emerge come, dopo aver garantito una serie di diritti fondamentali assolutamente inalienabili, si sia cercato di dare più spazio allo sviluppo morale e culturale della persona.

 

Diritti umani

Definizione

Espressione che serve oggi a designare quel complesso di diritti che sono stati proclamati nella Dichiarazione universale dei diritti umani emanata dall'ONU all'indomani di una guerra che aveva visto le più degradanti violazioni della dignità umana. Nonostante questo importante documento, oggi, in molte parti del mondo, l’uomo e la sua dignità sono calpestati; i paesi dove più gravi sono le violazioni alla libertà sono i quelli poveri.

Il contenuto della Dichiarazione

Se vogliamo tracciare un quadro sintetico dei trenta articoli contenuti nella Dichiarazione universale, possiamo tener conto della triplice distinzione su accennata.

Al già citato articolo 1 segue la precisazione che l’uguaglianza non ammette alcuna distinzione di razza, di colore, di sesso, ecc. (art. 2), vengono poi enunciati i diritti fondamentali "alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona" (art. 3).

Seguono i diritti civili, cioè quelli che riguardano la tutela della formazione umana nella sua globalità: la protezione dalla schiavitù o servitù (art. 4) e dai trattamenti inumani (art. 5); l'uguaglianza di fronte alla legge e il diritto di far ricorso contro atti che violino i diritti riconosciuti dalla Costituzione del proprio paese (art. 8); la protezione dall'arresto arbitrario e dall'esilio (art. 9); il diritti a tutte le garanzie in caso di processo, compresa la presunzione di innocenza finché non intervenga la prova legale della colpevolezza dell'imputato (art. 10 e 11); la protezione della vita privata dell'individuo da ogni interferenza arbitraria e da ogni offesa all 'onore ed alla reputazione (art. 12); il diritti alla libertà di movimento e di residenza, compresa la possibilità di uscire dal proprio paese e di rientrarvi (art. 13); il diritti di cercare e ottenere asilo in altri paesi, per sfuggire alle persecuzioni (art. 14); il diritti di avere una cittadinanza e di mutarla liberamente (art. 15); quello di formare una famiglia senza obbedire a distinzioni di razza, ecc., compreso il diritto alla tutela di essa (art. 16); il diritti alla proprietà personale o in comune con altri, e alla tutela di essa (art. 17); il diritti alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione (art. 18); quello alla libertà di opinione e di espressione, compreso quello all'informazione (art. 19); il diritti alla libertà di riunione e di associazione (art. 20).

L’articolo 21 enuncia i diritti politici, cioè quelli che consentono la libera partecipazione, sia diretta che indiretta, al governo del proprio paese mediante libere elezioni a suffragio universale, ecc.

Seguono a questo punto i diritti economici, sociali e culturali: diritti alla sicurezza sociale, al lavoro, ad un'equa retribuzione, alla protezione contro la disoccupazione e a fondare sindacati (art. 22 e 23); diritti al riposo e a ferie retribuite (art. 24); diritti ad un tenore di vita che garantisca la salute e il benessere dell'individuo e della sua famiglia; alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, ecc.; alla difesa della maternità e dell'infanzia (art. 25); diritti all'istruzione nei suoi vari gradi e tale che possa validamente concorrere al pieno sviluppo della personalità umana, al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo, alla promozione della comprensione, della tolleranza e dell'amicizia fra le Nazioni e al mantenimento della pace (art. 26); diritti di partecipare liberamente alla vita culturale e diritti alla protezione degli interessi materiali e morali derivanti dalla produzione scientifica, letteraria e artistica di ciascuno.

L’articolo 29 al par. 1, che "ognuno ha doveri nei confronti della comunità, solo nella quale è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità".

La Commissione dovrà pure preparare un Patto che abbia la funzione di vincolare gli stati che vi aderiranno ad operare concretamente perché vengano attuate le prescrizioni della Dichiarazione. Il 10 dicembre 1948 la Dichiarazione viene approvata dall'Assemblea Generale dell'ONU, con l'astensione dei paesi legati all'URSS, dell'Arabia Saudita e del Sudafrica.

"Nel complesso si arrivò a una riaffermazione dei temi classici del giusnaturalismo, rilanciato nella cultura occidentale dal processo di Norimberga.

I precedenti storici della Dichiarazione sono da ravvisare nel giusnaturalismo, nel pensiero politico liberale, democratico e socialista europeo (Locke, Montesquieu, Rousseau, Voltaire, Beccaria, Kant e Marx) e nella lenta conquista di diritti e libertà parziali in un processo durato per secoli, con al centro 3 rivoluzioni:

quella inglese (1640-1689); quella americana, culminata nella Dichiarazione di indipendenza accompagnata dalla rivendicazione del diritti alla Vita, alla Libertà e alla ricerca della Felicità (1776); e quella francese, il cui emblema è la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (1789).

Precedenti meno remoti si trovano in alcune encicliche e altri documenti della Chiesa cattolica degli anni 1931, 1937, 1942 e 1944 e nel discorso col quale Roosevelt il 6 gennaio 1941 enunciava le Quattro libertà (libertà di parola e di espressione, libertà religiosa, libertà dal bisogno, libertà dalla paura [di una guerra]) su cui, a guerra finita, bisognava fondare il nuovo assetto del mondo, in antitesi al "nuovo ordine" perseguito dal nazifascismo.

I Patti, che riprendono i contenuti della Dichiarazione, sono stati approvati dall'Assemblea Generale dell'ONU nel 1966, sono entrati in vigore nel gennaio del 1976 (dopo la firma di almeno 35 Stati: l'Italia ha aderito al primo nel settembre 1978) e obbligano solo gli stati firmatari.

Per quanto riguarda l'Europa, bisogna invece ricordare che il Consiglio d'Europa, costituito nel 1949, si propose immediatamente di dare concreta attuazione alla Dichiarazione universale, cosicché il 4 novembre 1950 venne sottoscritta a Roma la Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (cui fecero seguito nel tempo cinque protocolli aggiuntivi), alla cui retta applicazione sono preposti due organi internazionali: la Commissione europea e la Corte europea dei diritti dell'uomo. Nel 1961, alla prima Convenzione se ne è aggiunta un'altra, sottoscritta a Torino, denominata Carta sociale europea, che contiene il riconoscimento dei diritti economici e sociali.

 

Dichiarazione universale dei diritti umani
(New York, I0 dicembre 1948)

Consideratala sua importanza, riteniamo opportuno citare il Preambolo alla Dichiarazione, nella traduzione curata dalle Nazioni Unite e interamente rivedute da A. Cassese (I diritti umani nel mondo contemporaneo, Roma-Bari, Laterza, 1988, pp.

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana, e dei loro diritti uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che la violazione e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dalla paura e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannide e l'oppressione;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di quegli impegni;

L'Assemblea Generale proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, affinché ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzino di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e libertà e di garantire, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro potestà.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza

distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria, o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi, in qualsiasi forma, saranno proibite.

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione, come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8

Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorrere ai tribunali nazionali competenti, contro atti che violino i diritti fondamentali a lui conferiti dalla Costituzione o dalla legge.

Articolo 9

Nessun individuo potrà essere arrestato, detenuto o esiliato arbitrariamente.

Articolo 10

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, che si pronuncerà sui suoi diritti e i suoi doveri, nonché sulla fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11

1. Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale abbia avuto tutte le garanzie necessarie alla difesa.

2. Nessuno sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui è stato perpetrato, non costituiva reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Del pari, non potrà essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile allorché il reato è stato commesso.

Articolo 12

Nessuno potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella vita privata, la famiglia, il domicilio, la corrispondenza, né a lesioni dell'onore e della reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di uno Stato.

2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

Articolo 14

1. Ogni persona che è oggetto di persecuzioni ha il diritto di cercare e di ottenere asilo in altri Paesi.

2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia in realtà ricercato per reati di diritto comune o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15

1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.

2. Nessuno potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di cambiare cittadinanza.

Articolo 16

1. A partire dall'età in cui si può contrarre matrimonio, gli uomini e le donne hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.

2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.

Articolo 17

1. Ogni individuo, da solo o in associazione con altri, ha il diritto di proprietà.

2. Nessuno potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, da solo o con altri, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo mediante l'insegnamento, le pratiche religiose, il culto e l'osservanza dei riti.

Articolo 19

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, compreso il diritto di non essere mole-

stato per la propria opinione e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee, attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20

1. Ognuno ha diritto alla libertà di pacifica riunione e associazione.

2. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21

1. Ognuno ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

2. Ogni individuo ha diritto di accedere, in condizioni di eguaglianza, ai pubblici impieghi del proprio Paese.

3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità dei poteri pubblici; tale volontà deve essere espressa attraverso elezioni periodiche e genuine, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente che assicuri la libertà di voto.

Articolo 22

Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale. Egli può esigere la realizzazione, attraverso sforzi nazionali e la cooperazione internazionale e tenuto conto dell'organizzazione e delle risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23

1. Ognuno ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

2. Ogni individuo ha diritto ad una retribuzione eguale per un lavoro eguale, senza alcuna discriminazione.

3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana, usufruendo anche, se necessario, di altri mezzi di protezione sociale.

4. Chiunque ha diritto di fondare con altri un sindacato e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24

Ognuno ha diritto al riposo ed allo svago, e segnatamente ad una ragionevole limitazione delle ore di lavoro ed a ferie periodiche retribuite.

Articolo 25

1. Ognuno ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ognuno ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26

1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda l'insegnamento elementare e fondamentale. L'istruzione elementare è obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere ugualmente accessibile a tutti, sulla base del merito.

2. L'istruzione deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza e l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'attività delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del tipo di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27

1. Ognuno ha diritto di partecipare liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai benefici che ne derivano.

2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli

interessi morali e materiali derivanti da produzioni scientifiche, letterarie o artistiche di cui sia autore.

Articolo 28

Ognuno ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29

1. Ognuno ha doveri nei confronti della comunità, solo nella quale è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.

2. Nell'esercizio dei suoi diritti e libertà, ognuno può essere sottoposto soltanto alle limitazioni stabilite dalla legge e dirette ad assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri, ed a soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.

3. Questi diritti e libertà non possono

Il difficile cammino per l’attuazione della Dichiarazione

Per impedire che la Dichiarazione rimanesse valida solo a livello formale, nel 1966 vennero stipulati due Patti Internazionali: nel Primo vennero sanciti i diritti economici, sociali e culturali mentre nel secondo vennero sanciti i diritti politici. Con i Patti, a differenza della Dichiarazione, gli stati si impegnavano solennemente ad applicarne i contenuti ed a trasferirli nelle loro leggi statali. Nel 1966 era previsto che questi divenissero effettivi quando fossero stati sottoscritti e ratificati da almeno 35 Stati. Questo accadde solo 10 anni dopo ed oggi, a trent’anni di distanza, solo una cinquantina di Stati li hanno sottoscritti, cioè poco più di un terzo dei membri dell’O.N.U.

Questo ci fa capire come sia tuttora difficile e lento l’affermarsi di questi diritti. Addirittura, sebbene inseriti nelle Costituzioni, non hanno alcuna attuazione pratica e rimangono semmai come obbligo morale. Purtroppo il problema è sempre l’impossibilità di comminare sanzioni giuridiche che costringano gli Stati firmatari ad applicare effettivamente la Dichiarazione. L’unica arma, per modo di dire, è "il ritiro della fiducia da parte degli altri Stati". Purtroppo nello stesso Statuto dell’O.N.U. vige un articolo, il n°2, che recita: "Nessuna disposizione del presente Statuto autorizza l’O.N.U. ad intervenire in questioni che appartengono essenzialmente alle competenze interne di uno Stato". Logicamente tutti gli Stati inadempienti si appellano a quest’articolo per opporsi ad una qualsiasi ingerenza esterna.

 

L’attuale valore della dichiarazione

Economia e diritti umani

In questo periodo si sta assistendo ad uno sviluppo del mercato su scala planetaria, con una conseguente globalizzazione dell’economia.

Questo tipo di economia deve fare i conti con i nuovi aspetti della società:

  • Vi sono importanti differenze riguardo le condizioni di vita dei popoli: questo nuovo tipo di mercato abbraccia realtà diversissime, da stati ricchissimi e tecnologicamente avanzati a popoli che soffrono la fame e che non hanno nemmeno i mezzi per portare avanti un’economia di sussistenza.
  • Si registra la presenza di organizzazioni non governative: multinazionali del profitto.
  • Nella Dichiarazione universale dei diritti umani viene stabilita la dignità per tutti gli esseri umani.
  • Le istituzioni governative perdono efficacia.

"Lo sviluppo di questo nuovo mercato deve tenere conto anche delle esigenze umane e non deve violare quelli che sono i diritti fondamentali dell’uomo.

L’assunto che più o meno esplicitamente sottende il dibattito in corso sull’economia e sugli effetti della sua globalizzazione è che tutto – politica, società, cultura e quant’altro- deve fare i conti con il mercato e con le sue leggi. Certamente questi conti bisogna farli. Ma se non si vuole rimanere prigionieri di un determinismo devastante, c’è un altro assunto importante che bisogna esplicitare: il mercato e la sua dilatazione planetaria devono a loro volta fare i conti con almeno quattro aspetti della (mutata) realtà della vita del pianeta. Il primo riguarda l’accentuata diseguaglianza delle condizioni di vita nelle varie parti del mondo e gli effetti di emarginazione prodotti dalla globalizzazione economica – così come sta procedendo – nei confronti dei popoli e degli strati sociali più vulnerabili. Il secondo riguarda la presenza attiva, nel sistema delle relazioni internazionali, di attori diversi dagli stati e dalle agenzie intergovernative: sono le organizzazioni non governative, le associazioni e i gruppi di volontariato a vocazione solidaristica transnazionale; e sono le multinazionali del profitto. Il terzo aspetto attiene all’esistenza di un nuovo diritto internazionale, basato non più sul tradizionale principio di solidarietà (assoluta) dello stato ma sul principio (panumano) della eguale dignità ontica di tutte le persone umane, a prescindere da nazionalità, sesso, religione, età, condizione sociale. Le norme di questo diritto si ispirano a principi di etica umana universale. Le fonti giuridiche di riferimento sono la carta delle Nazioni Unite (prima parte), la Dichiarazione Universale dei diritti umani, i due Patti Internazionali rispettivamente sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali, le altre Convenzioni giuridiche internazionali in materia. Il quarto aspetto riguarda la diminuita capacità delle attuali istituzioni di governo operanti ai vari livelli – locale, regionale, nazionale, continentale, mondiale – di efficacemente adempiere agli obblighi che ne legittimano l’esistenza. La crisi di governabilità ha investito l’architettura e la funzionalità istituzionale del pianeta, provocando una spasmodica ricerca di sicurezza multidimensionale (economica, di ordine pubblico, ecologica) a livello individuale, familiare, locale, nazionale, internazionale. Sull’ente di governo locale e regionale ricadono direttamente e pesantemente le sfide e i costi dell’interdipendenza mondiale (fatta di asimmetrie e vulnerabilità diseguali) e della globalizzazione economica: dalle rivendicazioni dei diritti di cittadinanza degli immigrati e dalla domanda di lavoro dei giovani alle accresciute restrizioni di bilancio per l’erogazione dei servizi per tutti. Pace sociale interna e pace internazionale sono le due facce, divenute inscindibili, di una stessa esigenza di sicurezza vitale in qualsiasi parte del mondo. Cosa significa, concretamente, che l’economia deve fare, essa, i conti con i vari ordini della complessa realtà che abbiamo velocemente richiamato? Significa innanzitutto partire da un assunto di buon senso comune: l’applicazione delle leggi dell’economia di mercato, come di ogni altro tipo di leggi, non può prescindere dalla responsabilità (competenza, sensibilità, affidabilità) di soggetti umani. Se l’applicazione delle leggi della fisica e della chimica prescindesse da questo elemento di responsabilità umana e sociale, le conseguenze sarebbero apocalittiche. In altri termini, ci sono "le leggi" dell’economia e c’è la "politica" dell’economia. Si pone dunque per l’economia in fase di accelerata globalizzazione il problema della sua finalizzazione, che sempre più coincide con quello della finalizzazione della politica delle istituzioni. Le grandi sfide del nostro tempo esigono che ci si interroghi sugli obiettivi, sui valori, sui principi, sui programmi, sui metodi, sulle istituzioni. C’è l’esigenza di cogliere l’insieme, di fare la sintesi, di afre strategie per rispondere in modo adeguato ai bisogni umani vitali che il nuovo diritto internazionale riconosce e tutela come diritti umani fondamentali e ne asserisce l’interdipendenza e indivisibilità: civili, politici, economici, sociali, culturali, di solidarietà. E’ questo il solco della legalità entro cui bisogna ricondurre al politica e l’economia: legalità che sottende attenzione costante ai bisogni, ai fini, ai valori universali. La sostenibilità di cui si parla per lo sviluppo è un concetto che investe anche le istituzioni e la governabilità: "governabilità sostenibile" è quella che si ispira ai principi della strategia dello "sviluppo umano" e quindi ai diritti umani e alla sussidiarietà. Governabilità sostenibile coincide con governabilità globale, cioè con una cultura politica di valori universali che non può non essere la stessa sia per gli enti di governo locale e nazionale sia per gli enti di governo internazionale. All’interno di questa indispensabile cultura si apre un nuovo percorso per la pratica della democrazia: dalla città e dalla comunità di villaggio all’ONU. La democrazia confinata dentro uno stato è agonizzante, non ha futuro: se le grandi decisioni – o, comunque, i fattori determinanti – si pongono al di là e al di sopra dei confini del singolo stato, cioè fuori dal raggio di controllo nazionale, la lotta per la democrazia ha l’orizzonte dilatato del mondo, nel senso che deve essere condotta contemporaneamente in sede locale, nazionale e internazionale. In questo senso e con questo orizzonte la democrazia è un valore e un compito universale, poiché significa allo stesso tempo legittimazione popolare delle istituzioni e partecipazione popolare alla presa delle decisioni ai vari livelli, insomma significa democrazia politica e democrazia economica, significa tallonare i governanti perché non si dimentichino dei fini e dei valori umani universali. Dunque, democrazia dal quartiere all’ONU per un’economia di giustizia. In questa strategia un ruolo fondamentale è assegnato agli enti di governo locale, alle organizzazioni non governative e ai gruppi di volontariato, alle piccole e medie imprese per i sinergismi che sono naturali tra queste aree di soggettualità democratica". (Umbria regione, 1997, n. 67, di Antonio Papisca)

Spesso, per incrementare i propri guadagni, le aziende, specialmente quelle di carattere multinazionale, tendono a non rispettare i diritti umani.

Specialmente le zone in cui fioriscono le materie prime e la mano d’opera a basso costo sono quelle più e peggio sfruttate, e appartengono di solito ai territori più poveri.

L’avvento di queste multinazionali ha peggiorato la situazione: i produttori di materie prime vengono mal retribuiti per il loro lavoro e sono spinti a produrre prodotti non utili alla sussistenza del paese; coloro che lavorano nella mano d’opera vivono in situazioni che violano i diritti fondamentali dell’uomo.

Aspirare alla democrazia reale

In un paese in cui sia instaurata, come forma di governo, la democrazia, il potere dovrebbe essere nelle mani di tutti i cittadini, a prescindere dal reddito o dall’estrazione sociale.

In realtà coloro che partecipano all’amministrazione dello stato e che dovrebbero essere i rappresentanti del popolo, approfittano della loro posizione per soddisfare il volere di pochi privilegiati e influenti, violando quelli che sono i diritti del resto della popolazione.

Aspirare alla democrazia reale significa dunque restituire il potere a tutti gli uomini e permettergli di partecipare attivamente alla vita politica del proprio paese: in essa vi è un fatto personale e uno sociale; quello personale è legato all’esperienza individuale legata alla propria libertà, quello sociale consiste nell’estensione di quest’esperienza verso la società.

" E’ normale credere che la democrazia oggi sia ampiamente diffusa, che sia alla base delle forme di governo di gran parte dei Paesi e che caratterizzi anche il carattere delle persone, in generale.

Sicuramente la democrazia di oggi rappresenta un grande passo avanti rispetto alla dittatura o al sistema monarchico, tuttavia c’è ancora molta strada da fare.

Oggi, infatti, conosciamo solo delle democrazie formali: basta un’occhiata ai giornali o un orecchio ai telegiornali per osservare come la gente, i popoli non abbiano potere di decisione. Per di più il nichilismo e l’individualismo, oggi purtroppo assai diffusi, impediscono alla gente di inventare o anche solo immaginare dei nuovi sistemi di relazione e di governo basati sulla partecipazione attiva di tutti e sulla consultazione reciproca.

Come umanisti sosteniamo un nuovo atteggiamento verso la vita, verso gli altri e verso ogni organizzazione sociale.

Sosteniamo un atteggiamento attivo e partecipativo, fondato sul rispetto delle diversità e delle minoranze e sulla libertà di idee e credenze.

 

Questa può essere chiamata democrazia reale.

La democrazia reale è un fatto sociale e personale: il fatto personale è costituito dall’esperienza Sebbene la stesura della Dichiarazione fosse stata motivata da cause importanti, come il genocidio nazista, la mia impressione è che una volta compiuto questo passo, le Nazioni si siano "rilassate" ed abbiano cessato di interessarsi a questa problematica. Il problema fondamentale che riguarda la Dichiarazione è la mancanza di mezzi per farla applicare; mancano sanzioni a quei Paesi che, pur avendola firmata, non la rispettano e questa è forse la cosa più grave. Infatti oggi, a differenza del 1948, l’O.N.U. ha una stabilità maggiore e potrebbe, con il consenso degli Stati più importanti, adottare provvedimenti più rigidi con gli Stati inadempienti. Purtroppo l’intreccio di interessi economici e politici fa si che quest’organizzazione abbia le mani legate. L’iniziativa quindi resta in mano ai singoli Stati, che naturalmente si comportano a seconda dei propri orientamenti politici e dei propri legami diplomatici. La mia è dunque una considerazione su come l’interesse economico e politico di alcuni Paesi prevarichi i diritti umani di moltissime persone e su come questo fatto venga spesso taciuto.

Luigi Vittoria

 

Indubbiamente la Dichiarazione dei Diritti Umani puntava ad essere un’innovazione, soprattutto a livello sociale, in quanto si era conclusa la seconda guerra mondiale, e visto che molte persone innocenti persero la vita, si cercò in qualche modo di tutelarle. Ma, purtroppo, non fu, e tuttora non è così. Infatti la Dichiarazione spesso non viene applicata e nemmeno considerata anche nei paesi dell’O.N.U., che contribuirono alla stipulazione della Dichiarazione stessa. Io, personalmente, sono molto perplesso perché sento, tramite il telegiornale, notizie di persone che continuano a morirci sotto gli occhi e noi, sebbene pieni di buona volontà e disponibili a "costruire" qualcosa di importante, siamo impotenti di fronte a queste manifestazioni di crudeltà a causa anche di impedimenti di tipo burocratico.

Simone Trottolini