LA
DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELLUOMO
IL
CONTENUTO
Quali sono i diritti
I diritti sanciti nella
dichiarazione non sono altro che lespressione della
natura stessa delluomo, infatti vi sono delineate
le condizioni che permettono alluomo di essere
tale, sviluppando tutte le sue facoltà soddisfacendo le
sue esigenze biologiche e spirituali. Ogni uomo nasce
libero ed uguale, ogni uomo gode di tutti i diritti senza
alcuna discriminazione al colore, alla razza, alla
lingua, alla provenienza, alla religione, al sesso
allopinione politica o alla classe sociale. Inoltre
ogni uomo ha il diritto alla vita, alla libertà ed alla
sicurezza della propria persona. Nessuno può quindi
essere ridotto alla schiavitù né tantomeno può essere
sottoposto a tortura. Non vi può essere nessun arresto
arbitrario né si può essere detenuti o mandati in
esilio senza un regolare processo, ogni uomo è
considerato innocente fino a quando non sarà provata la
sua colpevolezza. Questi diritti sono considerati
fondamentali o meglio vengono definiti "diritti di
uguaglianza formale"; la novità che troviamo in
questa Dichiarazione sono i "diritti sociali"
ovvero quei diritti che permettono alluomo di
sposarsi, creare una famiglia, avere una proprietà un
lavoro, una giusta ed adeguata retribuzione ed anche
riposo, svago e salute. Alluomo deve essere
garantito il benessere ed una adeguato tenore di vita per
il benessere proprio e della famiglia. Viene sancito il
diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione,
malattia, invalidità e vecchiaia, il diritto di godere
delle arti e di partecipare al progresso scientifico
attraverso il godimento dei benefici che esso comporta.
Questi diritti sono stati meglio specificati ed enunciati
nei patti sui "Diritti economici, sociali e
culturali" e nei "Diritti civili e
politici", approvati dallassemblea generale
dellO.N.U. nel 1966.
Da questo quadro emerge
come, dopo aver garantito una serie di diritti
fondamentali assolutamente inalienabili, si sia cercato
di dare più spazio allo sviluppo morale e culturale
della persona.
Diritti umani
Definizione
Espressione che serve oggi
a designare quel complesso di diritti che sono stati
proclamati nella Dichiarazione universale dei diritti
umani emanata dall'ONU all'indomani di una guerra che
aveva visto le più degradanti violazioni della dignità
umana. Nonostante questo importante documento, oggi, in
molte parti del mondo, luomo e la sua dignità sono
calpestati; i paesi dove più gravi sono le violazioni
alla libertà sono i quelli poveri.
Il contenuto della
Dichiarazione
Se vogliamo tracciare un
quadro sintetico dei trenta articoli contenuti nella
Dichiarazione universale, possiamo tener conto della
triplice distinzione su accennata.
Al già citato articolo 1
segue la precisazione che luguaglianza non ammette
alcuna distinzione di razza, di colore, di sesso, ecc.
(art. 2), vengono poi enunciati i diritti fondamentali
"alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della
propria persona" (art. 3).
Seguono i diritti civili,
cioè quelli che riguardano la tutela della formazione
umana nella sua globalità: la protezione dalla
schiavitù o servitù (art. 4) e dai trattamenti inumani
(art. 5); l'uguaglianza di fronte alla legge e il diritto
di far ricorso contro atti che violino i diritti
riconosciuti dalla Costituzione del proprio paese (art.
8); la protezione dall'arresto arbitrario e dall'esilio
(art. 9); il diritti a tutte le garanzie in caso di
processo, compresa la presunzione di innocenza finché
non intervenga la prova legale della colpevolezza
dell'imputato (art. 10 e 11); la protezione della vita
privata dell'individuo da ogni interferenza arbitraria e
da ogni offesa all 'onore ed alla reputazione (art. 12);
il diritti alla libertà di movimento e di residenza,
compresa la possibilità di uscire dal proprio paese e di
rientrarvi (art. 13); il diritti di cercare e ottenere
asilo in altri paesi, per sfuggire alle persecuzioni
(art. 14); il diritti di avere una cittadinanza e di
mutarla liberamente (art. 15); quello di formare una
famiglia senza obbedire a distinzioni di razza, ecc.,
compreso il diritto alla tutela di essa (art. 16); il
diritti alla proprietà personale o in comune con altri,
e alla tutela di essa (art. 17); il diritti alla libertà
di pensiero, di coscienza e di religione (art. 18);
quello alla libertà di opinione e di espressione,
compreso quello all'informazione (art. 19); il diritti
alla libertà di riunione e di associazione (art. 20).
Larticolo 21 enuncia
i diritti politici, cioè quelli che consentono la libera
partecipazione, sia diretta che indiretta, al governo del
proprio paese mediante libere elezioni a suffragio
universale, ecc.
Seguono a questo punto i
diritti economici, sociali e culturali: diritti alla
sicurezza sociale, al lavoro, ad un'equa retribuzione,
alla protezione contro la disoccupazione e a fondare
sindacati (art. 22 e 23); diritti al riposo e a ferie
retribuite (art. 24); diritti ad un tenore di vita che
garantisca la salute e il benessere dell'individuo e
della sua famiglia; alla sicurezza in caso di
disoccupazione, malattia, invalidità, ecc.; alla difesa
della maternità e dell'infanzia (art. 25); diritti
all'istruzione nei suoi vari gradi e tale che possa
validamente concorrere al pieno sviluppo della
personalità umana, al rafforzamento del rispetto dei
diritti dell'uomo, alla promozione della comprensione,
della tolleranza e dell'amicizia fra le Nazioni e al
mantenimento della pace (art. 26); diritti di partecipare
liberamente alla vita culturale e diritti alla protezione
degli interessi materiali e morali derivanti dalla
produzione scientifica, letteraria e artistica di
ciascuno.
Larticolo 29 al par.
1, che "ognuno ha doveri nei confronti della
comunità, solo nella quale è possibile il libero e
pieno sviluppo della sua personalità".
La Commissione dovrà pure
preparare un Patto che abbia la funzione di vincolare gli
stati che vi aderiranno ad operare concretamente perché
vengano attuate le prescrizioni della Dichiarazione. Il
10 dicembre 1948 la Dichiarazione viene approvata
dall'Assemblea Generale dell'ONU, con l'astensione dei
paesi legati all'URSS, dell'Arabia Saudita e del
Sudafrica.
"Nel complesso si
arrivò a una riaffermazione dei temi classici del
giusnaturalismo, rilanciato nella cultura occidentale dal
processo di Norimberga.
I precedenti storici della
Dichiarazione sono da ravvisare nel giusnaturalismo, nel
pensiero politico liberale, democratico e socialista
europeo (Locke, Montesquieu, Rousseau, Voltaire,
Beccaria, Kant e Marx) e nella lenta conquista di diritti
e libertà parziali in un processo durato per secoli, con
al centro 3 rivoluzioni:
quella inglese
(1640-1689); quella americana, culminata nella
Dichiarazione di indipendenza accompagnata dalla
rivendicazione del diritti alla Vita, alla Libertà e
alla ricerca della Felicità (1776); e quella francese,
il cui emblema è la Dichiarazione dei diritti dell'uomo
e del cittadino (1789).
Precedenti meno remoti si
trovano in alcune encicliche e altri documenti della
Chiesa cattolica degli anni 1931, 1937, 1942 e 1944 e nel
discorso col quale Roosevelt il 6 gennaio 1941 enunciava
le Quattro libertà (libertà di parola e di espressione,
libertà religiosa, libertà dal bisogno, libertà dalla
paura [di una guerra]) su cui, a guerra finita, bisognava
fondare il nuovo assetto del mondo, in antitesi al
"nuovo ordine" perseguito dal nazifascismo.
I Patti, che riprendono i
contenuti della Dichiarazione, sono stati approvati
dall'Assemblea Generale dell'ONU nel 1966, sono entrati
in vigore nel gennaio del 1976 (dopo la firma di almeno
35 Stati: l'Italia ha aderito al primo nel settembre
1978) e obbligano solo gli stati firmatari.
Per quanto riguarda
l'Europa, bisogna invece ricordare che il Consiglio
d'Europa, costituito nel 1949, si propose immediatamente
di dare concreta attuazione alla Dichiarazione
universale, cosicché il 4 novembre 1950 venne
sottoscritta a Roma la Convenzione europea di
salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali (cui fecero seguito nel tempo cinque
protocolli aggiuntivi), alla cui retta applicazione sono
preposti due organi internazionali: la Commissione
europea e la Corte europea dei diritti dell'uomo. Nel
1961, alla prima Convenzione se ne è aggiunta un'altra,
sottoscritta a Torino, denominata Carta sociale europea,
che contiene il riconoscimento dei diritti economici e
sociali.
Dichiarazione universale
dei diritti umani
(New York, I0
dicembre 1948)
Consideratala sua
importanza, riteniamo opportuno citare il Preambolo alla
Dichiarazione, nella traduzione curata dalle Nazioni
Unite e interamente rivedute da A. Cassese (I diritti
umani nel mondo contemporaneo, Roma-Bari, Laterza, 1988,
pp.
Preambolo
Considerato che il
riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri
della famiglia umana, e dei loro diritti uguali ed
inalienabili, costituisce il fondamento della libertà,
della giustizia e della pace nel mondo;
Considerato che la
violazione e il disprezzo dei diritti umani hanno portato
ad atti di barbarie che offendono la coscienza
dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli
esseri umani godano della libertà di parola e di credo e
della libertà dalla paura e dal bisogno è stato
proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;
Considerato che è
indispensabile che i diritti umani siano protetti da
norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia
costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla
ribellione contro la tirannide e l'oppressione;
Considerato che i popoli
delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la
loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità
e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei
diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di
promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di
vita in una maggiore libertà;
Considerato che gli Stati
membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione
con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza
universale dei diritti umani e delle libertà
fondamentali;
Considerato che una
concezione comune di questi diritti e libertà è della
massima importanza per la piena realizzazione di quegli
impegni;
L'Assemblea Generale
proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i
popoli e da tutte le Nazioni, affinché ogni individuo ed
ogni organo della società, avendo costantemente presente
questa Dichiarazione, si sforzino di promuovere, con
l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi
diritti e libertà e di garantire, mediante misure
progressive di carattere nazionale e internazionale,
l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto
fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli
dei territori sottoposti alla loro potestà.
Articolo 1
Tutti gli esseri umani
nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono
dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni
verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2
1. Ad ogni individuo
spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati
nella presente Dichiarazione, senza
distinzione alcuna, per
ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di
religione, di opinione politica o di altro genere, di
origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o
di altra condizione.
2. Nessuna distinzione
sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto
politico, giuridico o internazionale del Paese o del
territorio cui una persona appartiene, sia che tale
territorio sia indipendente, o sottoposto ad
amministrazione fiduciaria, o non autonomo, o soggetto a
qualsiasi altra limitazione di sovranità.
Articolo 3
Ogni individuo ha diritto
alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria
persona.
Articolo 4
Nessun individuo potrà
essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la
schiavitù e la tratta degli schiavi, in qualsiasi forma,
saranno proibite.
Articolo 5
Nessun individuo potrà
essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni
crudeli, inumani o degradanti.
Articolo 6
Ogni individuo ha diritto,
in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità
giuridica.
Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi
alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione,
ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno
diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione
che violi la presente Dichiarazione, come contro
qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
Articolo 8
Ogni individuo ha diritto
ad un'effettiva possibilità di ricorrere ai tribunali
nazionali competenti, contro atti che violino i diritti
fondamentali a lui conferiti dalla Costituzione o dalla
legge.
Articolo 9
Nessun individuo potrà
essere arrestato, detenuto o esiliato arbitrariamente.
Articolo 10
Ogni individuo ha diritto,
in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica
udienza davanti ad un tribunale indipendente e
imparziale, che si pronuncerà sui suoi diritti e i suoi
doveri, nonché sulla fondatezza di ogni accusa penale
che gli venga rivolta.
Articolo 11
1. Ogni persona accusata
di un reato è presunta innocente sino a che la sua
colpevolezza non sia stata provata legalmente in un
pubblico processo nel quale abbia avuto tutte le garanzie
necessarie alla difesa.
2. Nessuno sarà
condannato per un comportamento commissivo od omissivo
che, al momento in cui è stato perpetrato, non
costituiva reato secondo il diritto interno o secondo il
diritto internazionale. Del pari, non potrà essere
inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile
allorché il reato è stato commesso.
Articolo 12
Nessuno potrà essere
sottoposto ad interferenze arbitrarie nella vita privata,
la famiglia, il domicilio, la corrispondenza, né a
lesioni dell'onore e della reputazione. Ogni individuo ha
diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali
interferenze o lesioni.
Articolo 13
1. Ogni individuo ha
diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i
confini di uno Stato.
2. Ogni individuo ha
diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio,
e di ritornare nel proprio Paese.
Articolo 14
1. Ogni persona che è
oggetto di persecuzioni ha il diritto di cercare e di
ottenere asilo in altri Paesi.
2. Questo diritto non
potrà essere invocato qualora l'individuo sia in realtà
ricercato per reati di diritto comune o per azioni
contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.
Articolo 15
1. Ogni individuo ha
diritto ad una cittadinanza.
2. Nessuno potrà essere
arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del
diritto di cambiare cittadinanza.
Articolo 16
1. A partire dall'età in
cui si può contrarre matrimonio, gli uomini e le donne
hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia
senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o
religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al
matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo
scioglimento.
2. Il matrimonio potrà
essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso
dei futuri coniugi.
Articolo 17
1. Ogni individuo, da solo
o in associazione con altri, ha il diritto di proprietà.
2. Nessuno potrà essere
arbitrariamente privato della sua proprietà.
Articolo 18
Ogni individuo ha diritto
alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione;
tale diritto include la libertà di cambiare religione o
credo, e la libertà di manifestare, da solo o con altri,
sia in pubblico che in privato, la propria religione o il
proprio credo mediante l'insegnamento, le pratiche
religiose, il culto e l'osservanza dei riti.
Articolo 19
Ogni individuo ha diritto
alla libertà di opinione e di espressione, compreso il
diritto di non essere mole-
stato per la propria
opinione e di cercare, ricevere e diffondere informazioni
e idee, attraverso ogni mezzo e senza riguardo a
frontiere.
Articolo 20
1. Ognuno ha diritto alla
libertà di pacifica riunione e associazione.
2. Nessuno può essere
costretto a far parte di un'associazione.
Articolo 21
1. Ognuno ha diritto di
partecipare al governo del proprio Paese, sia
direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente
scelti.
2. Ogni individuo ha
diritto di accedere, in condizioni di eguaglianza, ai
pubblici impieghi del proprio Paese.
3. La volontà popolare è
il fondamento dell'autorità dei poteri pubblici; tale
volontà deve essere espressa attraverso elezioni
periodiche e genuine, effettuate a suffragio universale
ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura
equivalente che assicuri la libertà di voto.
Articolo 22
Ogni individuo, in quanto
membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale.
Egli può esigere la realizzazione, attraverso sforzi
nazionali e la cooperazione internazionale e tenuto conto
dell'organizzazione e delle risorse di ogni Stato, dei
diritti economici, sociali e culturali indispensabili
alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua
personalità.
Articolo 23
1. Ognuno ha diritto al
lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e
soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione
contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo ha
diritto ad una retribuzione eguale per un lavoro eguale,
senza alcuna discriminazione.
3. Ogni individuo che
lavora ha diritto ad una remunerazione equa e
soddisfacente che assicuri a lui e alla sua famiglia una
esistenza conforme alla dignità umana, usufruendo anche,
se necessario, di altri mezzi di protezione sociale.
4. Chiunque ha diritto di
fondare con altri un sindacato e di aderirvi per la
difesa dei propri interessi.
Articolo 24
Ognuno ha diritto al
riposo ed allo svago, e segnatamente ad una ragionevole
limitazione delle ore di lavoro ed a ferie periodiche
retribuite.
Articolo 25
1. Ognuno ha diritto ad un
tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il
benessere proprio e della sua famiglia, con particolare
riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione,
alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ognuno
ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione,
malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia e in ogni
altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per
circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2. La maternità e
l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza.
Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso,
devono godere della stessa protezione sociale.
Articolo 26
1. Ogni individuo ha
diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita
almeno per quanto riguarda l'insegnamento elementare e
fondamentale. L'istruzione elementare è obbligatoria.
L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa
alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve
essere ugualmente accessibile a tutti, sulla base del
merito.
2. L'istruzione deve
mirare al pieno sviluppo della personalità umana ed al
rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle
libertà fondamentali. Essa deve promuovere la
comprensione, la tolleranza e l'amicizia fra tutte le
Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire
l'attività delle Nazioni Unite per il mantenimento della
pace.
3. I genitori hanno
diritto di priorità nella scelta del tipo di istruzione
da impartire ai loro figli.
Articolo 27
1. Ognuno ha diritto di
partecipare liberamente alla vita culturale della
comunità, di godere delle arti e di partecipare al
progresso scientifico ed ai benefici che ne derivano.
2. Ogni individuo ha
diritto alla protezione degli
interessi morali e
materiali derivanti da produzioni scientifiche,
letterarie o artistiche di cui sia autore.
Articolo 28
Ognuno ha diritto ad un
ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le
libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere
pienamente realizzati.
Articolo 29
1. Ognuno ha doveri nei
confronti della comunità, solo nella quale è possibile
il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2. Nell'esercizio dei suoi
diritti e libertà, ognuno può essere sottoposto
soltanto alle limitazioni stabilite dalla legge e dirette
ad assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti
e delle libertà degli altri, ed a soddisfare le giuste
esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del
benessere generale in una società democratica.
3. Questi diritti e
libertà non possono
Il difficile cammino per
lattuazione della Dichiarazione
Per impedire che la
Dichiarazione rimanesse valida solo a livello formale,
nel 1966 vennero stipulati due Patti Internazionali: nel
Primo vennero sanciti i diritti economici, sociali e
culturali mentre nel secondo vennero sanciti i diritti
politici. Con i Patti, a differenza della Dichiarazione,
gli stati si impegnavano solennemente ad applicarne i
contenuti ed a trasferirli nelle loro leggi statali. Nel
1966 era previsto che questi divenissero effettivi quando
fossero stati sottoscritti e ratificati da almeno 35
Stati. Questo accadde solo 10 anni dopo ed oggi, a
trentanni di distanza, solo una cinquantina di
Stati li hanno sottoscritti, cioè poco più di un terzo
dei membri dellO.N.U.
Questo ci fa capire come
sia tuttora difficile e lento laffermarsi di questi
diritti. Addirittura, sebbene inseriti nelle
Costituzioni, non hanno alcuna attuazione pratica e
rimangono semmai come obbligo morale. Purtroppo il
problema è sempre limpossibilità di comminare
sanzioni giuridiche che costringano gli Stati firmatari
ad applicare effettivamente la Dichiarazione.
Lunica arma, per modo di dire, è "il ritiro
della fiducia da parte degli altri Stati". Purtroppo
nello stesso Statuto dellO.N.U. vige un articolo,
il n°2, che recita: "Nessuna disposizione del
presente Statuto autorizza lO.N.U. ad intervenire
in questioni che appartengono essenzialmente alle
competenze interne di uno Stato". Logicamente tutti
gli Stati inadempienti si appellano a questarticolo
per opporsi ad una qualsiasi ingerenza esterna.
Lattuale valore della
dichiarazione
Economia e diritti
umani
In questo periodo si sta
assistendo ad uno sviluppo del mercato su scala
planetaria, con una conseguente globalizzazione
delleconomia.
Questo tipo di economia
deve fare i conti con i nuovi aspetti della società:
- Vi sono importanti
differenze riguardo le condizioni di vita dei
popoli: questo nuovo tipo di mercato abbraccia
realtà diversissime, da stati ricchissimi e
tecnologicamente avanzati a popoli che soffrono
la fame e che non hanno nemmeno i mezzi per
portare avanti uneconomia di sussistenza.
- Si registra la
presenza di organizzazioni non governative:
multinazionali del profitto.
- Nella Dichiarazione
universale dei diritti umani viene stabilita la
dignità per tutti gli esseri umani.
- Le istituzioni
governative perdono efficacia.
"Lo sviluppo di
questo nuovo mercato deve tenere conto anche delle
esigenze umane e non deve violare quelli che sono i
diritti fondamentali delluomo.
Lassunto che più o
meno esplicitamente sottende il dibattito in corso
sulleconomia e sugli effetti della sua
globalizzazione è che tutto politica, società,
cultura e quantaltro- deve fare i conti con il
mercato e con le sue leggi. Certamente questi conti
bisogna farli. Ma se non si vuole rimanere prigionieri di
un determinismo devastante, cè un altro assunto
importante che bisogna esplicitare: il mercato e la sua
dilatazione planetaria devono a loro volta fare i conti
con almeno quattro aspetti della (mutata) realtà della
vita del pianeta. Il primo riguarda laccentuata
diseguaglianza delle condizioni di vita nelle varie parti
del mondo e gli effetti di emarginazione prodotti dalla
globalizzazione economica così come sta
procedendo nei confronti dei popoli e degli strati
sociali più vulnerabili. Il secondo riguarda la presenza
attiva, nel sistema delle relazioni internazionali, di
attori diversi dagli stati e dalle agenzie
intergovernative: sono le organizzazioni non governative,
le associazioni e i gruppi di volontariato a vocazione
solidaristica transnazionale; e sono le multinazionali
del profitto. Il terzo aspetto attiene allesistenza
di un nuovo diritto internazionale, basato non più sul
tradizionale principio di solidarietà (assoluta) dello
stato ma sul principio (panumano) della eguale dignità
ontica di tutte le persone umane, a prescindere da
nazionalità, sesso, religione, età, condizione sociale.
Le norme di questo diritto si ispirano a principi di
etica umana universale. Le fonti giuridiche di
riferimento sono la carta delle Nazioni Unite (prima
parte), la Dichiarazione Universale dei diritti umani, i
due Patti Internazionali rispettivamente sui diritti
civili e politici e sui diritti economici, sociali e
culturali, le altre Convenzioni giuridiche internazionali
in materia. Il quarto aspetto riguarda la diminuita
capacità delle attuali istituzioni di governo operanti
ai vari livelli locale, regionale, nazionale,
continentale, mondiale di efficacemente adempiere
agli obblighi che ne legittimano lesistenza. La
crisi di governabilità ha investito larchitettura
e la funzionalità istituzionale del pianeta, provocando
una spasmodica ricerca di sicurezza multidimensionale
(economica, di ordine pubblico, ecologica) a livello
individuale, familiare, locale, nazionale,
internazionale. Sullente di governo locale e
regionale ricadono direttamente e pesantemente le sfide e
i costi dellinterdipendenza mondiale (fatta di
asimmetrie e vulnerabilità diseguali) e della
globalizzazione economica: dalle rivendicazioni dei
diritti di cittadinanza degli immigrati e dalla domanda
di lavoro dei giovani alle accresciute restrizioni di
bilancio per lerogazione dei servizi per tutti.
Pace sociale interna e pace internazionale sono le due
facce, divenute inscindibili, di una stessa esigenza di
sicurezza vitale in qualsiasi parte del mondo. Cosa
significa, concretamente, che leconomia deve fare,
essa, i conti con i vari ordini della complessa realtà
che abbiamo velocemente richiamato? Significa
innanzitutto partire da un assunto di buon senso comune:
lapplicazione delle leggi delleconomia di
mercato, come di ogni altro tipo di leggi, non può
prescindere dalla responsabilità (competenza,
sensibilità, affidabilità) di soggetti umani. Se
lapplicazione delle leggi della fisica e della
chimica prescindesse da questo elemento di
responsabilità umana e sociale, le conseguenze sarebbero
apocalittiche. In altri termini, ci sono "le
leggi" delleconomia e cè la
"politica" delleconomia. Si pone dunque
per leconomia in fase di accelerata globalizzazione
il problema della sua finalizzazione, che sempre più
coincide con quello della finalizzazione della politica
delle istituzioni. Le grandi sfide del nostro tempo
esigono che ci si interroghi sugli obiettivi, sui valori,
sui principi, sui programmi, sui metodi, sulle
istituzioni. Cè lesigenza di cogliere
linsieme, di fare la sintesi, di afre strategie per
rispondere in modo adeguato ai bisogni umani vitali che
il nuovo diritto internazionale riconosce e tutela come
diritti umani fondamentali e ne asserisce
linterdipendenza e indivisibilità: civili,
politici, economici, sociali, culturali, di solidarietà.
E questo il solco della legalità entro cui bisogna
ricondurre al politica e leconomia: legalità che
sottende attenzione costante ai bisogni, ai fini, ai
valori universali. La sostenibilità di cui si parla per
lo sviluppo è un concetto che investe anche le
istituzioni e la governabilità: "governabilità
sostenibile" è quella che si ispira ai principi
della strategia dello "sviluppo umano" e quindi
ai diritti umani e alla sussidiarietà. Governabilità
sostenibile coincide con governabilità globale, cioè
con una cultura politica di valori universali che non
può non essere la stessa sia per gli enti di governo
locale e nazionale sia per gli enti di governo
internazionale. Allinterno di questa indispensabile
cultura si apre un nuovo percorso per la pratica della
democrazia: dalla città e dalla comunità di villaggio
allONU. La democrazia confinata dentro uno stato è
agonizzante, non ha futuro: se le grandi decisioni
o, comunque, i fattori determinanti si pongono al
di là e al di sopra dei confini del singolo stato, cioè
fuori dal raggio di controllo nazionale, la lotta per la
democrazia ha lorizzonte dilatato del mondo, nel
senso che deve essere condotta contemporaneamente in sede
locale, nazionale e internazionale. In questo senso e con
questo orizzonte la democrazia è un valore e un compito
universale, poiché significa allo stesso tempo
legittimazione popolare delle istituzioni e
partecipazione popolare alla presa delle decisioni ai
vari livelli, insomma significa democrazia politica e
democrazia economica, significa tallonare i governanti
perché non si dimentichino dei fini e dei valori umani
universali. Dunque, democrazia dal quartiere allONU
per uneconomia di giustizia. In questa strategia un
ruolo fondamentale è assegnato agli enti di governo
locale, alle organizzazioni non governative e ai gruppi
di volontariato, alle piccole e medie imprese per i
sinergismi che sono naturali tra queste aree di
soggettualità democratica". (Umbria regione, 1997,
n. 67, di Antonio Papisca)
Spesso, per incrementare i
propri guadagni, le aziende, specialmente quelle di
carattere multinazionale, tendono a non rispettare i
diritti umani.
Specialmente le zone in
cui fioriscono le materie prime e la mano dopera a
basso costo sono quelle più e peggio sfruttate, e
appartengono di solito ai territori più poveri.
Lavvento di queste
multinazionali ha peggiorato la situazione: i produttori
di materie prime vengono mal retribuiti per il loro
lavoro e sono spinti a produrre prodotti non utili alla
sussistenza del paese; coloro che lavorano nella mano
dopera vivono in situazioni che violano i diritti
fondamentali delluomo.
Aspirare alla
democrazia reale
In un paese in cui sia
instaurata, come forma di governo, la democrazia, il
potere dovrebbe essere nelle mani di tutti i cittadini, a
prescindere dal reddito o dallestrazione sociale.
In realtà coloro che
partecipano allamministrazione dello stato e che
dovrebbero essere i rappresentanti del popolo,
approfittano della loro posizione per soddisfare il
volere di pochi privilegiati e influenti, violando quelli
che sono i diritti del resto della popolazione.
Aspirare alla democrazia
reale significa dunque restituire il potere a tutti gli
uomini e permettergli di partecipare attivamente alla
vita politica del proprio paese: in essa vi è un fatto
personale e uno sociale; quello personale è legato
allesperienza individuale legata alla propria
libertà, quello sociale consiste nellestensione di
questesperienza verso la società.
" E normale
credere che la democrazia oggi sia ampiamente diffusa,
che sia alla base delle forme di governo di gran parte
dei Paesi e che caratterizzi anche il carattere delle
persone, in generale.
Sicuramente la democrazia
di oggi rappresenta un grande passo avanti rispetto alla
dittatura o al sistema monarchico, tuttavia cè
ancora molta strada da fare.
Oggi, infatti, conosciamo
solo delle democrazie formali: basta unocchiata ai
giornali o un orecchio ai telegiornali per osservare come
la gente, i popoli non abbiano potere di decisione. Per
di più il nichilismo e lindividualismo, oggi
purtroppo assai diffusi, impediscono alla gente di
inventare o anche solo immaginare dei nuovi sistemi di
relazione e di governo basati sulla partecipazione attiva
di tutti e sulla consultazione reciproca.
Come umanisti sosteniamo
un nuovo atteggiamento verso la vita, verso gli altri e
verso ogni organizzazione sociale.
Sosteniamo un
atteggiamento attivo e partecipativo, fondato sul
rispetto delle diversità e delle minoranze e sulla
libertà di idee e credenze.
Questa può essere
chiamata democrazia reale.
La democrazia reale è un
fatto sociale e personale: il fatto personale è
costituito dallesperienza Sebbene la stesura della
Dichiarazione fosse stata motivata da cause importanti,
come il genocidio nazista, la mia impressione è che una
volta compiuto questo passo, le Nazioni si siano
"rilassate" ed abbiano cessato di interessarsi
a questa problematica. Il problema fondamentale che
riguarda la Dichiarazione è la mancanza di mezzi per
farla applicare; mancano sanzioni a quei Paesi che, pur
avendola firmata, non la rispettano e questa è forse la
cosa più grave. Infatti oggi, a differenza del 1948,
lO.N.U. ha una stabilità maggiore e potrebbe, con
il consenso degli Stati più importanti, adottare
provvedimenti più rigidi con gli Stati inadempienti.
Purtroppo lintreccio di interessi economici e
politici fa si che questorganizzazione abbia le
mani legate. Liniziativa quindi resta in mano ai
singoli Stati, che naturalmente si comportano a seconda
dei propri orientamenti politici e dei propri legami
diplomatici. La mia è dunque una considerazione su come
linteresse economico e politico di alcuni Paesi
prevarichi i diritti umani di moltissime persone e su
come questo fatto venga spesso taciuto.
Luigi Vittoria
Indubbiamente la
Dichiarazione dei Diritti Umani puntava ad essere
uninnovazione, soprattutto a livello sociale, in
quanto si era conclusa la seconda guerra mondiale, e
visto che molte persone innocenti persero la vita, si
cercò in qualche modo di tutelarle. Ma, purtroppo, non
fu, e tuttora non è così. Infatti la Dichiarazione
spesso non viene applicata e nemmeno considerata anche
nei paesi dellO.N.U., che contribuirono alla
stipulazione della Dichiarazione stessa. Io,
personalmente, sono molto perplesso perché sento,
tramite il telegiornale, notizie di persone che
continuano a morirci sotto gli occhi e noi, sebbene pieni
di buona volontà e disponibili a "costruire"
qualcosa di importante, siamo impotenti di fronte a
queste manifestazioni di crudeltà a causa anche di
impedimenti di tipo burocratico.
Simone Trottolini
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