COSCIENZA E FATTI

 

I nostri ideali non derivano dai fatti, ma tendono ad essi, a modificarli, a innalzarli e se questi non rispondono subito e si volgono ostilmente, la coscienza resta viva ad aver ragione, pur vedendo rinviate le scadenze credute prossime.

Non c'è situazione avversa in cui non resti sempre qualche cosa da fare. L'essenza del nostro migliore agire è dare, senza sempre e subito chiedere.

Questo si vede soprattutto nei rovesci, nel dolore. Allora il debole è sopraffatto e dubita. Ma se al dubbio non era arrivato prima, deve arrivarci per l'insuccesso? Come se la garanzia del proprio ideale si trovasse nel successo immediato!

La storia procede per opera di coloro che, elaborato un profondo ideale, secondo le migliorl esigenze di tutta la coscienza, vanno a infonderlo in mille modi nella realtà. E se ad es. la sfera civile non risponde immediatamente, un ideale vissuto può gener are, invece di istituti sociali e di vittorie politiche o militari, atti morali, bontà e innalzamento della coscienza, opere d'arte, sentimenti e pensieri nuovi.

Nella tendenza ad espandersi della coscienza morale si supera quello che avviene, in tempi di decadenza, quando si mira all'isolamento, e si recide dalla coscienza la socialità e l'arte. Darsi alla attività civile e sociale, tentare sempre, è fede che muove da noi; oltre l'eventuale delusione dell'attuale momento.

E’ religioso non pensare alla propria morte; ed è religioso questo puro dare, questa fedeltà anche quando le cose tardano a disporsi come noi abbiamo pensato che fosse il meglio. Certe volte il momento diventa tragico, il mondo della forza e della quantità ci si rivolta contro; ed è allora che noi dobbiamo aver fede nella qualità come la vedova del Vangelo, che dà i due soldi, e ciò vale più della ricchezza.

Con noi c'è il meglio di tutta la civiltà e l'umanità; per conservarle bisogna accrescerle; e perciò proprio oggi più che mai bisogna approfondire i nostri ideali, e tutta la nostra vita del cuore; farci più buoni e più aperti in ogni rapporto familiare e umano; lavorare col pensiero intensamente facendo più complesse, ricche, valide per i secoli le nostre filosofie, le nostre direttive, le nostre competenze, e continuare a cercare attivamente amici, che è lavoro paziente ed eterno.

Le sconfitte passeranno nell'urto dei mesi o degli anni: il valore spirituale respirerà coi decenni e coi secoli, perché l'umanità (che è un tutto a cui è presente Dio) ricerca prima o poi e ritrova nel suo intimo il bene che noi, anche se oscuri ma persuasi, vi deponiamo.

L'elemento politico si trasforma in molti luoghi in elemento militare; la violenza emerge e viene adoperata nelle lotte politiche e sociali, e da mezzo diviene fine; poiché usarne poca è come non usarne, quindi quasi tutto il tempo e l'animo se ne vanno nell'apprestarla e nello scatenarla.

Una mescolanza di politici e di soldati, in casta, come avviene, sempre più chiusa e vuota d'ideali, prepara il feudalesimo.

Ma se l'elemento politico si indurisce in elemento militare, l'elemento etico civile si fa religioso («Ove i popoli sono infieriti con le armi, talché non vi abbiano più luogo le umane leggi, l'unico potente mezzo di ridurgli è la religione. Vico: Degnità XXXI).

E religione vuol dire oggi essenzialmente questo: che la struttura morale va a costituire l'intima struttura del mondo, che la realtà sarebbe nulla senza la nostra coscienza; che ha valore universale l'iniziativa d'amore e il promovimento infinito di liber tà, di sviluppo, di creazione di valori, che la vita divina si attua nel darsi spontaneo e libero. Questa è una cosa che nessun armato ci può togliere, e quando egli veda ben questo, è già vinto, e butterà via le armi.

Tuttavia l'ipotesi di una divergenza tra l'elemento etico e l'elemento politico (Medioevo) non può essere accettata tranquillamente, ma considerata invece come un male da vincere senza tregua, operando quando si è in tempo, e preparando, quando non lo si è, l'allacciamento della vita etico-religiosa (pur dalle catacombe) a quella civile, politica, sociale.

Talvolta accade che si tende a una cosa e se ne prepara un'altra, per la cosiddetta astuzia della Provvidenza (Colombo); e se oggi ci sforziamo di mantenere il contatto con la vita della nostra coscienza morale e i problemi sociali, può darsi, nella peggio re ipotesi, che non li risolveremo e domineremo; ma avremo fondata un'eticità superiore, per l'incremento che essa può ricevere, come già la storiografia, dai problemi sociali.

Così, pur vedendo alla propria opera, dovunque esplicata, una ripercussione e un allineamento internazionale per tutti (la nostra internazionale) lavorare per un'Europa liberale e sociale, senza più conservatorismo e particolarismi, oltre che pagare il tri buto di riconoscenza alla cultura classico-romantica che ci ha formato e risolvere tanti problemi, afferma per il domani (quale che sia l'esito) il principio della comunità economica e culturale sopranazionale.



Aldo Capitini, Aggiunta religiosa all’opposizione, Firenze, Parenti, 1958, pp. 9-12